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11.06.2025

Aggredisce un medico al Policlinico di Messina e lo minaccia “t’ammazzu”: 41enne arrestato

di Redazione | 2 min di lettura
Aggredisce un medico al Policlinico di Messina e lo minaccia “t’ammazzu”: 41enne arrestato
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MESSINA – Un uomo di 41 anni è stato arrestato dalla polizia a Messina con l’accusa di lesioni personali nei confronti di un dirigente medico in servizio al Policlinico universitario.

L’episodio risale al 9 giugno scorso, quando gli agenti del Posto Fisso di Polizia sono intervenuti in seguito a una segnalazione di aggressione.

Minacce e violenza per una prescrizione

Secondo quanto ricostruito, l’uomo, in evidente stato di agitazione, avrebbe minacciato il medico per ottenere una prescrizione.

Non riuscendo nel suo intento, avrebbe poi colpito il sanitario al volto, provocandogli lesioni giudicate guaribili in sette giorni.

Denuncia e misura cautelare

Oltre all’arresto per lesioni personali, il 41enne è stato anche denunciato per violenza o minaccia a pubblico ufficiale e per interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità.

Al momento si trova agli arresti domiciliari, in attesa della celebrazione del rito direttissimo.

Le parole dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri

“Se non ma fai, t’ammazzu” sono le parole in dialetto messinese, facilmente comprensibili nel loro significato in tutta Italia dove ormai il fenomeno della violenza contro la classe medica è dilagante.

L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Messina stigmatizza ancora una volta il terribile episodio avvenuto nel reparto di Psichiatria del Policlinico universitario di Messina “Gaetano Martino”, denunciato prontamente alle Forze dell’Ordine.

“Il medico è stato prima intimato a redigere un certificato utile all’aggressore – spiega il presidente dell’Ordine Giacomo Caudo – poi minacciato di morte e, solo grazie alla presenza di un impiegato, è riuscito a scampare al tentativo di contatto fisico. Siamo costretti a ricordare che ormai la violenza contro medici e operatori sanitari è un’emergenza sociale e le azioni messe in campo dalle istituzioni non sono evidentemente sufficienti, bisogna fare di più e meglio“.

L’operazione è prima di tutto culturale e sociale: deve passare dalla famiglia, dalla scuola, dalle università e poi attraverso una serie di strategie che possono quantomeno ridurre il rischio di incolumità per chi sposa la missione medica e ha diritto di lavorare serenamente”, conclude.

 

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