LAMPEDUSA – Singolare e problematico episodio al largo di Lampedusa: il peschereccio “Stefano C.”, comandato da Pietro D’Agostino, invece di tirare su le reti cariche di pesce ha recuperato dal fondale un’imbarcazione utilizzata per il trasporto di migranti e successivamente affondata.
Non è stato possibile liberare il natante in mare, poiché era rimasto impigliato nelle reti. L’equipaggio è stato quindi costretto a trainarlo fino al porto commerciale dell’isola.
A denunciare la situazione è Totò Martello, presidente del consorzio pescatori di Lampedusa e consigliere comunale Pd: secondo quanto riferito, i pescatori lampedusani subiscono danni continui a causa delle imbarcazioni utilizzate per le traversate e poi lasciate in mare.
Reti rotte, costi aggiuntivi e giornate di lavoro perse rappresentano, secondo la marineria locale, una criticità ormai strutturale.
Dal consorzio arriva la richiesta di interventi concreti: stanziamenti per risarcire i pescatori danneggiati e misure per affrontare l’impatto dei relitti sui fondali, che compromettono l’attività economica.
Il peschereccio, un’unità di circa ottanta tonnellate, era uscito in mare la sera precedente. Al momento di salpare le reti, l’intera imbarcazione affondata è rimasta agganciata, imponendo il rientro anticipato senza pescato ma con il relitto al traino.