Un caso sconvolgente e senza precedenti quello che arriva da una scuola elementare. Si tratta di una vicenda che sta facendo discutere genitori, insegnanti, alunni e autorità giudiziarie e che probabilmente rimarrà al centro delle discussioni a tema scuola per il resto dell’anno scolastico.
La storia viene da un istituto comprensivo del Basso Salento e il protagonista è un bambino diabetico di 9 anni. Il piccolo sarebbe stato rifiutato per un certo periodo (precisamente dal 9 aprile all’8 maggio) dalla scuola e avrebbe avuto il via libera per frequentare nuovamente l’istituto solo lo scorso martedì, ma solo a condizione che la madre rimanga al suo fianco per l’intero orario scolastico al fine di monitorare la glicemia del figlio.
In seguito alla comunicazione da parte della scuola, la madre, sconvolta, avrebbe querelato la scuola per la mancanza di assistenza e per l’atteggiamento discriminatorio nei confronti del bambino.
La scuola ha risposto immediatamente alle accuse del genitore, precisando che il bambino non sarebbe stato oggetto di alcun atteggiamento discriminante e che la misura richiesta dalla direzione scolastica sarebbe stata necessaria per la mancanza di personale e strumenti necessari a gestire un’eventuale emergenza di salute del piccolo alunno.
La vicenda ha già mobilitato diverse associazioni e autorità, intervenute a sostenere la famiglia del bimbo diabetico: tra i sostenitori vi sarebbero il sindaco della città, l’Apds Onlus di Lecce (Associazione Pediatrica Diabetici del Salento), i servizi sociali e l’Asl.
Il bimbo, figlio di una coppia di origini marocchine, aveva iniziato a frequentare l’istituto a settembre con il fratellino autistico per poi scoprire di avere il diabete di tipo 1 ad aprile ed essere rifiutato dalla scuola in seguito a un ricovero.
La situazione sarebbe stata causa di violenti litigi tra la madre e un’insegnante, che avrebbero richiesto l’intervento sia dei carabinieri che del 118 in più occasioni.
Mentre la scuola continua a sostenere di aver mai negato assistenza al bambino e di aver proceduto come si fa regolarmente in questi casi, la mamma e le associazioni intervenute a suo favore avrebbero richiesto alla dirigenza scolastica di intervenire affinché il bambino possa ritornare a una vita normale insieme ai compagni di classe.
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