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11.05.2025

Ospedali siciliani al collasso: oltre la metà delle medicine interne in overbooking

di Redazione | 2 min di lettura
Ospedali siciliani al collasso: oltre la metà delle medicine interne in overbooking
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SICILIA – Secondo un’indagine condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi), il 57% dei reparti di medicina interna in Sicilia è attualmente in stato di overbooking.

La ricerca, che ha analizzato i dati dei ricoveri tra marzo e aprile, evidenzia un quadro allarmante: il 93% dei reparti segnala carenze di personale strutturali e persistenti, che compromettono la qualità dell’assistenza.

Ricoveri evitabili e territorio fragile

Il presidente di Fadoi Sicilia, Giuseppe Lo Faro, sottolinea che circa un terzo dei ricoveri potrebbe essere evitato con un potenziamento della medicina territoriale e una maggiore attenzione alla prevenzione. Tuttavia, il sistema attuale — basato in gran parte sulla rete dei medici di famiglia — è al limite, con sempre meno professionisti e un numero crescente di pazienti da gestire.

Pazienti fragili, cure complesse

I reparti di medicina interna si trovano a gestire quasi la metà dei pazienti ricoverati, in particolare anziani e persone affette da più patologie croniche, che necessitano di cure articolate.

Secondo il report, a fronte della crescente complessità dei casi, mancano letti adeguati e personale sufficiente, aggravando il carico assistenziale e le difficoltà organizzative.

La fuga dei medici verso il lavoro a gettone

A peggiorare la situazione, i risultati di un sondaggio promosso dalla Federazione Cimo-Fesmed: quasi 4 medici su 10 (il 37,6%) sarebbero pronti a lasciare il posto fisso in ospedale per lavorare come gettonisti, attratti da condizioni economiche più vantaggiose e maggiore flessibilità.

Il sovraccarico di lavoro nei reparti ha conseguenze anche sull’attività scientifica: il 64% dei medici internisti non riesce più a dedicare tempo alla ricerca, mentre il 36% vi si dedica meno di quanto vorrebbe. Una perdita significativa per un settore che, oltre all’assistenza, dovrebbe contribuire anche all’innovazione terapeutica.

Le case di comunità: una possibile soluzione?

Nell’ambito della riforma sanitaria, si punta alla creazione delle case di comunità, strutture territoriali multidisciplinari dove opererebbero insieme medici di base, specialisti delle Asl e altri operatori sanitari. In questi spazi si potrebbero offrire visite, consulenze e accertamenti diagnostici di primo livello.

Secondo il 71% degli internisti, queste nuove strutture potrebbero ridurre i ricoveri, ma — avvertono — molto dipenderà da come verranno concretamente realizzate.

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