LAMPEDUSA – Una traversata disperata si è trasformata in tragedia nel Mediterraneo centrale. Su un gommone con 66 persone a bordo, partito da Zawia (Libia) mercoledì scorso, sono morte tre persone, tra cui due bambini ghanesi di appena due anni.
A raccontare quanto accaduto sono stati i sopravvissuti, sentiti nelle scorse ore dagli agenti di polizia e dal team di psicologi della Croce Rossa italiana, a 48 ore dallo sbarco a Lampedusa.
Secondo le testimonianze, lo scafista, un uomo nigeriano, si sarebbe gettato in mare sabato scorso, in zona Sar (Search and Rescue) maltese, esausto per la mancanza di acqua e cibo, prima che il veliero “Nadir” arrivasse a prestare soccorso. Il suo corpo non è stato ritrovato e risulta dunque ufficialmente disperso.
Oltre ai due piccoli, un uomo nigeriano di 35 anni ha perso la vita durante la traversata, colto da un malore improvviso. A identificarlo è stato il fratello, anch’egli presente sull’imbarcazione.
Il gruppo aveva lasciato la costa libica con scorte minime di carburante, terminate già dopo un giorno e mezzo di navigazione. Il gommone è rimasto alla deriva per circa 30 ore, esposto al sole, alla fame e alla sete. Le ustioni riportate dai bambini, secondo quanto riferito, sarebbero state causate anche dalla prolungata esposizione al sole e al contatto con il carburante.
Un altro viaggio della speranza finito in tragedia, che riaccende i riflettori sulla drammatica realtà delle rotte migratorie nel Mediterraneo.