Fanni Kopácsi non solo non dimentica ciò che è stato ma, punta a rendere immortale tutto quello che qualcuno ha sfiorato in questo breve cammino
Stoffe, drappi, trame vivaci. Sono questi gli elementi con cui Fanni Kopácsi, 35 anni, dà vita alle sue tele. Ricicla ciò che è ormai dimenticato ridandogli la grandezza e lo splendore avuti nei frammenti di quotidianità.
Fanni Kopácsi, artista ungherese, giostra scultura e mondo sartoriale con il fine ultimo di realizzare un istallazione spettacolare. Cuciture, stratificazioni e drappeggi questa è la sua tecnica, profonda, come ciò che raccontano i frammenti di abiti dismessi che raccoglie per le città.
Nata a Budapest nel 1991 l’artista, formatasi presso la Secondary School of Visual Arts della capitale ungherese, ha costruito un linguaggio artistico legato alla trasformazione. La realizzazione dei suoi lavori è un perfetto equilibrio fra il ricordo di ciò che è già stato e rielaborazione, propulsione verso qualcosa di ancora più bello e nuovamente palpitante di vitalità e bellezza. Un materiale consumato e dimenticato, un tempo protagonista di un abito, indossa nuova veste diventando trama di un’altra storia: quelle raccontate nell’arte di Fanni Kopácsi.
Un modo innovativo per non dimenticare le conoscenze pratiche dei procedimenti artigianali che con cura insegnano a conservare e a riconoscere, porgendogli particolare attenzione, i materiali che ogni giorno si poggiano sulla nostra pelle e silenziosi diventano comparse nei nostri racconti. Lontano dalla mentalità tipica del contemporaneo e consumistico fast fashion, i vicoli, prima di Nottingham e Barcellona adesso di Palermo, sono diventati per l’arte di Kopácsi teatro perfetto da cui trarre materiale e ricostruire un’intera scenografia.

L’artista ungherese ha scelto come sua nuova meta Palermo, dai profumi e i colori tutti mediterranei. Sono proprio i vicoli e la tradizione variopinta della città che le regalano il giusto materiale e la perfetta atmosfera per creare nuove istallazioni. Gli abiti dismessi e i tessuti recuperati traspongono su tela tutto ciò che gli occhi possono ammirare per i quartieri della metropoli sicula, istaurando un legame intimo fra arte e urbe. La ricerca di Kopàcsi entra a far parte del progetto internazionale promosso dalla galleria d’arte “Il Casino delle Muse” di Palermo che punta a congiungere, attraverso l’arte contemporanea, l’Europa centrale e la Sicilia.
Questo nuovo modo di fare arte porta la firma di un’innovativa e brillante artista, che incide il suo nome ponendo in risalto difetti e imperfezioni, espressioni della cosa più importante dell’istallazione: l’ideale che c’è dietro. Come nella tecnica giapponese del Kintsugi Kopàcsi, con oro brillante, ripara ciò che quell’oggetto era già. Le cuciture che ricongiungono gli strappi diventano riconoscibile parte dell’identità di quella stoffa.
Riportando le parole del critico d’arte Giuseppe Carli: “In Kopácsi il tessuto diviene una scrittura silenziosa, composta da frammenti, cuciture e stratificazioni attraverso le quali ciò che è stato vissuto può continuare a generare nuove possibilità di senso”. Fanni Kopácsi dunque, crea un’esperienza immersiva che non solo non dimentica ciò che è stato ma che punta, con genuina gioia, a rendere immortale tutto quello che qualcuno ha sfiorato nei frammenti di quotidianità di questo breve cammino.