MESSINA – A distanza di 28 anni, la Procura di Messina ha deciso di riaprire l’inchiesta sull’omicidio del professore Matteo Bottari, ucciso la sera del 15 gennaio 1998.
La decisione segna una nuova fase investigativa su uno dei delitti più oscuri della città dello Stretto.
Matteo Bottari, 49 anni, endoscopista e docente universitario al Policlinico, venne assassinato con un colpo di lupara caricato a pallettoni lungo viale Regina Elena, mentre stava rientrando a casa. Ad attenderlo invano per la cena c’erano la moglie Alfonsetta Stagno d’Alcontres e uno dei due figli.
La riapertura dell’indagine, confermata dal procuratore Antonio D’Amato, mira a verificare possibili collegamenti tra tre vicende:
Giuseppe Longo, 64 anni, collega di Bottari al Policlinico, era stato inizialmente sospettato come possibile mandante dell’omicidio del professore, ipotesi poi archiviata con l’assoluzione.
Longo fu anche indagato dalla Procura di Catania per il delitto di Epifanio Zappalà, guardiacaccia originario di Misterbianco, senza che si arrivasse a una condanna.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore D’Amato, dall’aggiunta Rosa Raffa e dal sostituto della Dda Piero Vinci.
Le attività investigative sono state delegate ai carabinieri e seguite direttamente dal comandante provinciale di Messina, Lucio Arcidiacono, ufficiale che all’epoca dei fatti operava al Ros.
La riapertura del fascicolo riaccende l’attenzione su un delitto che non ha mai trovato una verità giudiziaria definitiva.
L’obiettivo della Procura è chiarire se esista un filo comune tra i tre casi e, soprattutto, se dopo quasi trent’anni sia finalmente possibile fare luce sull’omicidio del professore Bottari.