A ottant’anni dal primo voto delle donne, il rapporto tra Costituzione, democrazia e cittadinanza femminile resta centrale
“A ottant’anni dal primo voto delle donne, il rapporto tra Costituzione, democrazia e cittadinanza femminile resta centrale, soprattutto in Sicilia, dove importanti conquiste civili convivono ancora con ritardi strutturali in materia di diritti, rappresentanza e pari opportunità”.
Lo dichiara Concetta Raia, già deputato regionale e dirigente Pd sicilia.
“La Costituzione italiana rappresenta un progetto democratico ancora pienamente attuale, ma non del tutto realizzato nella sua applicazione concreta. La democrazia, infatti, non si esaurisce nelle regole della rappresentanza, ma si misura nella effettiva attuazione dei diritti fondamentali”, prosegue.
“In questo quadro si inserisce anche lo Statuto speciale della Regione Siciliana, nato nel secondo dopoguerra nello stesso periodo in cui le donne italiane ottennero il diritto di voto. Questo contesto ha favorito una prima apertura alla partecipazione femminile alla vita pubblica, seppur ancora limitata”, spiega.
Tuttavia, “sia la Costituzione sia lo Statuto siciliano condividono una criticità comune: la loro non piena attuazione. Questa distanza tra principi e realtà continua a produrre effetti concreti, soprattutto sulla condizione delle donne”.
In questa prospettiva, “lo Statuto siciliano, pur avendo rappresentato una svolta storica, non ha eliminato le disuguaglianze di genere. Per molti decenni le donne siciliane hanno continuato a subire un accesso ridotto al lavoro, la persistenza di ruoli sociali tradizionali, una scarsa rappresentanza politica e forti vincoli culturali e familiari. In diversi contesti, tali criticità non solo permangono, ma tendono ancora oggi a riprodursi, incidendo sulla piena cittadinanza femminile”.
E ancora: “I miglioramenti più concreti sono arrivati soprattutto grazie alle lotte femminili, ai sindacati e all’evoluzione delle riforme nazionali nel tempo“.
In Sicilia persistono infatti disuguaglianze significative: “Accesso ridotto al lavoro, divari occupazionali, forte peso dei ruoli tradizionali, scarsa rappresentanza politica e discriminazioni sociali ed economiche che incidono sulla piena cittadinanza femminile. Il gender gap resta elevato, con precarietà, part-time involontario e difficoltà di carriera, soprattutto nelle aree interne e nei territori più fragili”.
All’Assemblea Regionale Siciliana, “dal 1947 a oggi, si registra inoltre una forte sottorappresentazione femminile: 1.389 uomini contro appena 85 donne. Una disuguaglianza che rappresenta una vera incompiutezza democratica”.
“Durante il mio mandato all’ARS ho presentato come prima firmataria il disegno di legge sulla doppia preferenza di genere per le elezioni comunali e regionali: la norma per i Comuni è stata approvata con la legge n. 8/2013, mentre quella per le elezioni regionali non è stata approvata”, precisa.
Inoltre: “La piena partecipazione delle donne alla vita politica, sociale ed economica non è una concessione, ma una condizione essenziale per costruire una società più giusta, inclusiva e democratica”.
Focus sui giovani: “Se questo vale per le donne, lo è ancora di più per le giovani generazioni. Partecipare è il modo più importante per difendere i propri diritti, portare nuove visioni e costruire una società più vicina ai bisogni delle nuove generazioni, fondata sulla giustizia sociale, sul futuro e sull’utilizzo del digitale e dell’innovazione come strumenti di cambiamento reale”.
Per questo “l’attuazione reale della Costituzione e dello Statuto siciliano rimane il nodo centrale per costruire una società più giusta, inclusiva e davvero democratica“.
Viva la Repubblica. Viva la Costituzione italiana.