CATANIA – “Venerdì 30 gennaio presso l’aula Magna dell’istituto Alberghiero del plesso di via Lizio abbiamo avuto l’onore di ospitare il Giudice Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale dei minori di Catania ed alcuni suoi collaboratori: gli avvocati Gianluca Consoli, Luca Scardaci ed Alessandro Vitale.” ad annunciarlo con orgoglio è la dirigente dell’istituto Prof.ssa Rita Donatella Alloro.
Durante l’incontro si è discusso del Progetto “Liberi di scegliere”, nato nel 2012, su iniziativa del Tribunale dei minori di Reggio Calabria e del suo ex Presidente Roberto Di Bella, il cui scopo è quello di allontanare dai contesti malavitosi minori e madri, presentando loro un nuovo progetto di vita, libero dalle dinamiche criminali.

L’evento è stato particolarmente significativo e formativo anche perché è intervenuto, in collegamento streaming, il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura che, attraverso un “interrogatorio” tenuto dallo stesso Giudice Di Bella, ha spiegato, con un linguaggio forte, deciso e talvolta crudo, cos’è la ndrangheta e come essa sia radicata in certi contesti familiari, difficile da estirpare. Ne è seguito un importante dibattito in cui sono intervenuti gli studenti mostrando interesse e partecipazione, offrendo vari spunti di riflessione sul tema della giustizia minorile, della legalità e sull’importanza di fare scelte consapevoli e responsabili per la costruzione del proprio futuro.
Significativo e riflessivo è stato l’intervento di alcuni studenti che hanno condiviso la loro idea di realizzare un pod cast capace di dare voce alla scuola nel quartiere. Si tratta di giovani che partecipano al “Progetto Get up” (Giovani ed Esperienze Trasformative di Utilità sociale) le cui attività fanno parte del più ampio “Progetto DesTEENazione”, realizzato grazie ad un patto educativo scolastico con la Cooperativa Prospettiva ed inserito nel Ptof dell’Istituto, che mira a sostenere e promuovere interventi di autonomia sociale per contrastare la dispersione scolastica.

Nel corso dell’incontro il giudice ha raccontato ai ragazzi la sua esperienza, il difficile lavoro di penetrazione nelle famiglie di ndrangheta e di mafia, i vissuti più drammatici dei bambini che le famiglie mafiose costringono a crescere troppo in fretta per destinarli ad un percorso di infelicità, di carcere e di morte. Ha esortato i ragazzi a darsi la possibilità di essere liberi, liberi di scegliere cosa si vuole essere, affidandosi ai loro insegnanti, quando hanno un problema a casa o con i loro amici.

Una scelta importante e molto attenta per i percorsi dell’avvenire che ha sensibilizzato non poco gli studenti presenti.
Articolo redatto in collaborazione con la Prof.ssa Anna Smecca