CATANIA – Latitante per non dover scontare i 56 anni di carcere che la sua carriera criminale gli aveva “fruttato”.
Una fuga durata poco più di due anni quella del boss mafioso Andrea Luca Nizza, 31 anni. La sua latitanza, infatti, era iniziata in seguito alla condanna in abbreviato nell’ambito del procedimento “Fiori Bianchi“, quando si era sottratto al provvedimento restrittivo contestualmente emesso dal giudice dell’udienza preliminare.
Nel corso della sua latitanza, nei confronti di Nizza erano stati emessi ulteriori provvedimenti cautelari e sentenze di condanna, nessuna delle quali ancora divenuta definitiva:
L’operazione prese il via in seguito alla scoperta di un maxi arsenale, composto da oltre 50 armi tra kalashnikov, pistole e fucili, effettuata dai carabinieri grazie alle prime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Davide Seminara, uomo di fiducia di Andrea Nizza.
Le ulteriori dichiarazioni di recenti collaboratori di giustizia, riscontrate da attività di indagine tecnica e tradizionale, hanno consentito di ricostruire le attività e l’organigramma del sodalizio mafioso dei Nizza, e fare piena luce su uno dei gruppi più agguerriti ed organizzati del panorama criminale catanese.
Le investigazioni hanno documentato come il gruppo mafioso, operante nella zona di Librino, San Cristoforo e San Giovanni Galermo avesse acquisito un peso determinante nelle dinamiche mafiose all’interno del clan Santapaola: grazie ai cospicui profitti derivanti dall’attività di spaccio, era in grado di reclutare e retribuire centinaia di affiliati e di acquistare ingenti quantitativi di stupefacenti da immettere sul mercato catanese garantendosi rilevanti flussi di denaro in contanti, prontamente riutilizzati per investimenti economici, finanziari e per il sostentamento degli affiliati già detenuti e al mantenimento degli associati al pari di una vera e propria retribuzione.