Sindacato e associazione consumatori denunciano disagi all’Ufficio Tari: "A Catania si paga 133 euro in più della media nazionale, ma il servizio resta insufficiente"
“Catanesi tartassati, insoddisfatti del servizio di igiene ambientale e costretti a file interminabili proprio nei giorni delle scadenze”. È la dura denuncia lanciata dalle segretarie generali di UIL Catania e UIL Pensionati Catania, Enza Meli e Maria Pia Castiglione, insieme alla presidente dell’Adoc, Lucia Piccino, che tornano a puntare il dito contro la gestione della Tari nel capoluogo etneo.
Le rappresentanti sindacali ricordano i dati emersi da un’indagine del Servizio Nazionale UIL Politiche Fiscali e Previdenziali, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, secondo cui Catania è la quarta città metropolitana più cara d’Italia per la Tari.
Secondo lo studio, infatti, la tassa sui rifiuti grava sulle famiglie catanesi per 133 euro in più rispetto alla media nazionale.
“Possiamo finalmente rispondere al quesito che avevamo rivolto al Comune nei mesi scorsi: paghiamo più che nel resto d’Italia per ricevere cosa?” affermano Meli, Castiglione e Piccino.
UIL, UILP e Adoc segnalano che nelle ultime settimane sono aumentate le proteste dei cittadini, in particolare degli anziani, per le difficoltà incontrate nell’accesso agli uffici comunali.
Tra le principali criticità evidenziate vi sono il mancato recapito dei bollettini in numerose abitazioni, la necessità di verificare gli importi richiesti e l’impossibilità di ottenere con facilità forme di rateizzazione dei pagamenti.
Pur riconoscendo l’impegno del personale in servizio, le organizzazioni sottolineano come l’organico ridotto dell’Ufficio Tari non sia sufficiente a far fronte all’afflusso degli utenti.
“Le code sono lunghe e insopportabili – evidenziano i rappresentanti di UIL, UILP e Adoc – e rischiano di provocare ulteriori disagi nei prossimi giorni, quando è previsto un aumento delle temperature. Una situazione che il Comune avrebbe potuto prevedere e gestire per tempo”.
Le tre esponenti sindacali definiscono la situazione “il danno e la beffa”, sottolineando come ai cittadini venga richiesto un esborso tra i più elevati del Paese a fronte di servizi ritenuti inadeguati.
“In Italia soltanto Genova, Napoli e Reggio Calabria registrano una Tari più alta rispetto a Catania. Palermo e Messina, invece, presentano costi sensibilmente inferiori. Si tratta di una vera stangata per le famiglie catanesi, soprattutto in un territorio dove le opportunità di lavoro e di reddito sono inferiori rispetto ad altre aree del Paese”, concludono Enza Meli, Maria Pia Castiglione e Lucia Piccino.