NISCEMI – Il quadro a Niscemi rimane critico e il rischio residuo non è uno scenario così remoto: lo si apprende dal terzo rapporto sul monitoraggio della frana di Niscemi che ha redatto il gruppo di lavoro di esperti per conto della Protezione civile.
Secondo quanto emerge, “la complessità del fenomeno e la sua evoluzione nel breve termine rendono necessario proseguire con ulteriori indagini e monitoraggi, al fine di ricostruire in dettaglio i meccanismi di movimento delle frane, di controllare la loro evoluzione spazio-temporale, ricostruire le cause predisponenti e innescanti degli eventi e aggiornare progressivamente il modello interpretativo del dissesto”.
“Si raccomanda pertanto – si legge – di adottare un approccio integrato per la gestione del rischio residuo che combini misure di Protezione civile, monitoraggio strumentale continuo, delocalizzazioni e interventi di mitigazione strutturale, al fine di ridurre progressivamente l’esposizione al rischio del centro abitato e delle infrastrutture”.
A causa delle dimensioni del sistema franoso, “non è tecnicamente possibile conseguire una stabilizzazione definitiva dell’interno versante mediante interventi strutturali estensivi”.
La gestione del dissesto “deve pertanto fondarsi su strategie di mitigazione del rischio e su un approccio adattivo, basato sul monitoraggio continuo e sul controllo dei principali fattori di instabilità, attraverso una combinazione equilibrata e progressiva di interventi strutturali e misure non strutturali di riduzione del rischio“, concludono gli esperti.