Il provvedimento, composto da 14 articoli, punta a definire tempi, procedure e modalità organizzative uniformi per le Aziende sanitarie siciliane nei casi che rientrano nelle condizioni individuate dalla giurisprudenza costituzionale.
Un disegno di legge regionale per disciplinare in Sicilia le procedure legate al suicidio medicalmente assistito, dando attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale. La proposta è stata depositata all’Assemblea Regionale Siciliana dai deputati di Forza Italia Salvo Tomarchio, primo firmatario, e Stefano Pellegrino, capogruppo del partito all’Ars.
Il provvedimento, composto da 14 articoli, punta a definire tempi, procedure e modalità organizzative uniformi per le Aziende sanitarie siciliane nei casi che rientrano nelle condizioni individuate dalla giurisprudenza costituzionale.
“Una persona che soffre, che è malata in modo irreversibile, che è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e che chiede di poter porre fine alla propria esistenza con dignità ha il diritto di ricevere una risposta certa e tempestiva”, affermano Tomarchio e Pellegrino.
Secondo i due parlamentari regionali, l’obiettivo è evitare che l’iter dipenda dalla provincia di residenza, dalle valutazioni organizzative della singola struttura sanitaria o dalla possibilità per il paziente di essere assistito da un legale o da un’associazione.
“Non una risposta burocratica o che dipenda dalla sensibilità di un singolo direttore generale o dalla disponibilità di un avvocato – spiegano – ma una risposta che sia uguale per tutti, ovunque in Sicilia”.
I firmatari riconoscono la delicatezza del tema, che coinvolge convinzioni etiche, personali e religiose differenti.
“La politica è prima di tutto impegno per i diritti e, quando i diritti possono apparire contrastanti, lavoro per il loro bilanciamento”, sostengono i deputati di Forza Italia.
La proposta, precisano Tomarchio e Pellegrino, non modifica i requisiti di accesso, che rimangono quelli individuati dalla Corte costituzionale.
Il testo richiama le condizioni relative alla presenza di una patologia irreversibile, di sofferenze fisiche o psicologiche considerate intollerabili, della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e della piena capacità della persona di assumere decisioni libere e consapevoli.
La Regione interverrebbe quindi esclusivamente sul piano organizzativo e procedurale del servizio sanitario.
Tra le principali novità c’è l’istituzione, presso ogni Azienda sanitaria provinciale siciliana, di una Commissione multidisciplinare permanente.
L’organismo sarebbe composto da sette professionalità appartenenti alle aree delle cure palliative, neurologia, psichiatria, anestesia e rianimazione, medicina legale, psicologia clinica e infermieristica.
Per ogni singolo caso la Commissione verrebbe inoltre integrata dallo specialista competente per la patologia del paziente e sarebbe richiesto il parere dell’organismo aziendale per l’etica nella clinica.
La persona interessata potrebbe chiedere anche la partecipazione del proprio medico di fiducia.
Il disegno di legge stabilisce inoltre che l’intero percorso sia gratuito e che la richiesta possa essere ritirata in qualsiasi momento.
Prima di procedere dovrebbe essere garantita al paziente un’informazione completa sulle cure palliative e sulla possibilità di rifiutare o interrompere i trattamenti sanitari.
La proposta tutela anche l’autonomia dei professionisti: nessun sanitario sarebbe obbligato a partecipare alla procedura, che avverrebbe su base volontaria.
Secondo quanto previsto dal ddl, la somministrazione del farmaco sarebbe effettuata esclusivamente dalla persona interessata, con l’assistenza del personale sanitario, e potrebbe avvenire in ospedale, hospice o al domicilio.
Tomarchio e Pellegrino sottolineano che la proposta regionale non intende sostituirsi al Parlamento sul quadro normativo nazionale.
“Il testo che proponiamo non risolve la questione di fondo, che spetta al Parlamento”, affermano.
L’obiettivo, spiegano, è invece consentire alla Sicilia di fornire “procedure conoscibili e verificabili” alle persone che presentano una richiesta alle aziende sanitarie.