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17.05.2026

Giornalismo e Libertà di Stampa, l’Italia “slitta” alla 56esima posizione della classifica globale

di Fabiola Laviano | 7 min di lettura

La situazione in Italia, dati e Paesi a confronto

Giornalismo e Libertà di Stampa, l’Italia “slitta” alla 56esima posizione della classifica globale
Indice

Sempre più a rischio la libertà di stampa in molte zone d’Europa, e più in generale nel mondo. Tra queste rientra anche l’Italia. In soli due anni infatti, secondo la classifica globale redatta e pubblicata da Report Senza Frontiere, riguardo il World Press Freedom Index, ovvero dei luoghi in cui l’attività giornalistica sta attraversando un periodo di “criticità”, lo Stivale è “sceso” alla 56esima posizione.

La “crisi” della Libertà di Stampa

Slitta quindi dal 2024 ad oggi, di ben dieci posti, dalla 46esima in cui era. L’anno scorso invece occupava la 49esima posizione. Non talmente tanti da destare preoccupazione, ma comunque abbastanza da far scattare un campanello d’allarme sulla questione.

Sulla base di quanto sostiene l’Rsf, la libertà di stampa infatti, è in una fase abbastanza “buia” e delicata, ai minimi storici degli ultimi 25 anni.

La classifica di Report Senza Frontiere

Per la prima volta nella storia del Reporter Senza Frontiere (RSF) World Press Freedom Index, oltre la metà dei paesi del mondo rientrano ora nelle categorie “difficult” o “very serious” per la libertà di stampa“. Questo quanto riportato sul sito ufficiale dell’organizzazione.

In 25 anni, il punteggio medio di tutti i 180 paesi e territori esaminati nell’Indice non è mai stato così basso. Dal 2001, l’espansione di arsenali giuridici – sempre più restrittivi, in particolare quelli legati alle politiche di sicurezza nazionale -, sta erodendo costantemente il diritto all’informazione, anche nei paesi democratici“.

L’indicatore legale dell’Indice – prosegue – è diminuito maggiormente nell’ultimo anno, un chiaro segno che il giornalismo è sempre più criminalizzato in tutto il mondo. Nelle Americhe, la situazione si è evoluta in modo significativo, con gli Stati Uniti che hanno abbandonato sette posizioni e diversi paesi dell’America Latina che sono scivolati sempre più in una spirale di violenza e repressione“.

Le parole della direttrice editoriale di Rsf, Anne Bocandé

Fornendo una retrospettiva degli ultimi 25 anni, Rsf non si limita a guardare indietro -, ma guarda esattamente al futuro con una semplice domanda: per quanto tempo tollereremo ancora il soffocamento del giornalismo, l’ostruzione sistematica dei reporter e la continua erosione della libertà di stampa“.

Sebbene gli attacchi al diritto all’informazione siano più diversificati e sofisticati, i loro autori ora operano in bella vista“. Ad affermarlo, la direttrice editoriale di Rsf, Anne Bocandé.

Gli stati autoritari, i poteri politici complici o incompetenti, gli attori economici predatori e le piattaforme online sotto-regolamentate sono direttamente e in modo schiacciante responsabili del declino globale della libertà di stampa. Dato questo contesto, l’inazione è una forma di approvazione“.

Non basta più solo enunciare i principi – misure efficaci per proteggere i giornalisti sono essenziali e devono essere viste come un catalizzatore del cambiamento. Ciò inizia con la fine della criminalizzazione del giornalismo: l’uso improprio delle leggi sulla sicurezza nazionale, degli SLAPP e l’ostruzione sistematica di coloro che indagano, espongono e fanno nomi“.

Gli attuali meccanismi di protezione non sono abbastanza forti; il diritto internazionale viene minato e l’impunità è diffusa. Abbiamo bisogno di garanzie ferme e sanzioni significative. La palla è nel campo delle democrazie e dei loro cittadini. Spetta a loro ostacolare coloro che cercano di mettere a tacere la stampa. La diffusione dell’autoritarismo non è inevitabile“.

I dati, dalla Norvegia all’Eritrea passando per l’Italia

Si conferma invece al primo posto la Norvegia, in testa per il decimo anno consecutivo, seguita da Paesi Bassi, Estonia, Danimarca, Svezia, Finlandia e Irlanda. Queste le località “verdi” in cui il giornalismo risulta molto libero e senza particolari censure.

Scendono notevolmente nella classifica globale, quei Paesi in cui si verificano guerre, come Yemen, Iraq, Sudan, Palestina e Israele. Il conflitto armato infatti, è il motivo principale che provoca un inevitabile declino nell’attività giornalistica, mettendo sempre più alle strette la libertà d’espressione, pensiero e divulgazione informativa.

Mentre, di contro, rimangono alle ultime posizione, a causa di un ormai radicato regime dittatoriale, Paesi come Eritrea, Corea del Nord e Cina.

L’Italia invece, come accennato in precedenza, è scesa negli ultimi anni di dieci posti rispetto al 2024, su un totale di 180 Paesi della classifica mondiale, a causa di minacce da parte delle organizzazioni criminali, pressioni politiche e leggi sempre più restrittive, come quella “bavaglio”.

La mappa dei dati globali

Da quando Rsf ha iniziato a pubblicare l’Indice mondiale della libertà di stampa 25 anni fa, questa si è gradualmente deteriorata. Questo calo – si legge nella nota – è visibile sulla mappa dell’Indice, che diventa più rossa ogni anno. I giornalisti vengono ancora uccisi e imprigionati per il loro lavoro, ma le tattiche che minano la libertà di stampa si stanno evolvendo“.

Il giornalismo è ancora asfissiato da discorsi politici ostili nei confronti dei giornalisti, indebolito da una vacillante economia dei media e schiacciato dalle leggi usate come armi contro la stampa“.

Traendo le conclusioni, la situazione risulta “drammatica“, soprattutto in determinati Paesi, infatti per la prima volta in un quarto di secolo, ci sono diversi “elementi” a sfavore, presi in esame ed evidenziati da Rsf.

Il “calo” drastico registrato in molti Paesi

Tra questi, emergono alcune criticità, come “Il punteggio medio complessivo di tutti i paesi valutati, che non è mai stato così basso“, “Lo stato della libertà di stampa che in oltre la metà dei paesi e territori del mondo (52,2%), è classificato come “difficult” o “very serious”. Questa categoria era una piccola minoranza (13,7%) nel 2002“, e “Sempre lo stesso anno, il 20% della popolazione mondiale viveva in un paese in cui lo stato della libertà di stampa era classificato come “good“. Venticinque anni dopo, meno dell’1% della popolazione mondiale abita in un Paese che rientra in questa categoria“.

Cinque punti chiave

Inoltre, l’Rsf ha stilato un elenco formato da cinque punti chiave, che riguarda l’indice mondiale della libertà di stampa nel 2026.

  • Il punteggio medio per tutti i paesi e territori del mondo non è mai stato così basso. Per la prima volta nei 25 anni di storia dell’Indice, più della metà dei paesi del mondo rientrano ora nelle categorie “difficult” o “very serious” per la libertà di stampa.
  • Dei cinque indicatori utilizzati per valutare la libertà di stampa nel mondo – che determinano la situazione economica, giuridica, di sicurezza, ambienti politici e sociali per il giornalismo – l’indicatore giuridico ha registrato il calo più marcato quest’anno.
  • Gli Stati Uniti sono scesi di sette posizioni e altri paesi delle Americhe, come Ecuador e Perù, sono crollati nella classifica.
  • La Norvegia detiene il primo posto per il decimo anno consecutivo, mentre l’Eritrea arriva ultima per il terzo anno consecutivo
  • La Siria post-Assad ha visto il più grande miglioramento della libertà di stampa di tutti i paesi e territori nell’Indice 2026, scalando 36 posizioni nella classifica.

Nel bilancio complessivo, pertanto, l’attività di stampa sta vivendo una fase particolarmente “sensibile”, ed è minacciata da conflitti armati, violenze, intimidazioni legali, querele e molto altro.

Per di più, il rischio di una maggiore disinformazione è ormai dilagante. Spesso le fake news s’insinuano/infiltrano ovunque, specialmente sul web, in particolare dopo l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Quindi, circolando velocemente online, risulta difficile “debellarle”, combattere e/o “circoscrivere/arginare” il fenomeno.

L’importanza della Libertà di Stampa

Pertanto di conseguenza, oltre alla situazione di difficoltà generale, è a rischio anche l’art. 21 della Costituzione Italiana e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che sanciscono la libertà di stampa, basata sulla possibilità di poter esprimere e comunicare, senza vincoli, informazioni e notizie mediante giornali (cartacei e online), radio, televisione e canali Internet di vario genere.

Inoltre, in tale circostanza non viene minata “solo” una legge scritta inviolabile di coloro che esercitano la professione giornalistica, ma sono “in gioco” anche i diritti collettivi dei cittadini nel ricevere informazioni corrette, neutrali/pluralistiche e indipendenti, com’è giusto che sia.

Per cercare di tutelare l’indipendenza editoriale e la sicurezza di giornalisti ed esperti della comunicazione però, la Commissione Europea ha introdotto il “Media Freedom Act”.

Inoltre, alcune organizzazioni internazionali come l’ONU e l’UNESCO, promuovono continuamente l’importanza della libertà di stampa, tramite leggi e regolamenti, affinché questo pilastro della democrazia non venga meno, neanche in minima parte.

Infatti, è fondamentale sia che i cittadini esercitino pienamente i propri diritti (civili e politici), nel ricevere informazioni “appropriate” e indipendenti, senza censure, che garantire una concreta libertà ai giornalisti nello svolgimento del lavoro, proteggendo l’attività di stampa con leggi efficaci, ricevendo un sostegno internazionale e assicurando controlli e vigilanza continua, nel bene di tutti.

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