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26.05.2026

Altavilla Milicia, sequestro da 4 milioni di euro nei confronti di un imprenditore vicino Cosa Nostra

di Redazione | 1 min di lettura

Il sequestro ha riguardato un intero complesso aziendale, beni immobili, quote indivise di fabbricati registrati e vari rapporti finanziari

Altavilla Milicia, sequestro da 4 milioni di euro nei confronti di un imprenditore vicino Cosa Nostra
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Eseguito nei giorni scorsi da parte dei carabinieri della compagnia di Bagheria, un provvedimento con cui la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di un intero complesso aziendale, beni immobili, quote indivise di fabbricati registrati e rapporti finanziari del valore complessivo di 4 milioni di euro, riconducibili ad un imprenditore edile ritenuto socialmente pericoloso, perché particolarmente vicino alla famiglia mafiosa di Altavilla Milicia.

Il sequestro dal valore di 4 milioni di euro

Il provvedimento scaturisce dagli approfonditi accertamenti patrimoniali svolti dai militari dell’Arma, dalle risultanze delle complesse indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo convenzionalmente denominate “Argo” e “Reset”, valorizzate dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e da una perizia finanziaria.

Gli elementi raccolti hanno permesso di presumere che l’imprenditore, arrestato nel 2014, nonostante le alterne vicende giudiziarie che hanno portato ad assoluzione per il reato di associazione di tipo mafioso, sia da ritenere un soggetto socialmente pericoloso.

L’esito delle indagini

Inoltre, quest’ultimo, sfruttando la contiguità agli ambienti criminali, tra il 2000 e il 2020, avrebbe assunto una posizione di monopolio nel tessuto economico locale, che gli ha permesso di imporre le proprie forniture di beni alle imprese locali, applicando anche prezzi maggiorati, accumulando dunque capitali di provenienza illecita, poi reinvestiti nell’acquisto degli immobili e dei terreni oggetto del provvedimento.

L’azione dei carabinieri ha consentito l’immediato subentro di un amministratore giudiziario nella gestione dei beni espropriati, il cui valore è risultato essere in netta sproporzione rispetto ai redditi lecitamente dichiarati dall’imprenditore e dai congiunti.

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