SICILIA – Il caso della morte di un neonato di soli 20 giorni avrebbe riaperto una “finestra” sulla sindrome della morte in culla (SIDS, dall’inglese “sudden infant death syndrome”), tanto imprevedibile quanto sconvolgente, soprattutto a causa delle scarse informazioni che si hanno a riguardo.
L’ultimo giallo da morte in culla si è verificato proprio negli ultimi giorni in Sicilia, precisamente a Trapani dove durate il giorno di Pasquetta il piccolo sarebbe già stato ritrovato deceduto all’arrivo dei sanitari del 118 allertati dai genitori.
A rendere questa sindrome letale e destabilizzante sono le condizioni con le quali essa si manifesta: quest’ultima infatti colpisce i bambini sani entro il loro primo anno di vita, diventando infatti la prima causa di morte dei bambini sani anche nel 2021. Circa il 90% dei casi si verifica prima dei sei mesi di età, con il picco di casi tra i due mesi e i quattro mesi di età. Colpisce più i maschietti rispetto alle femminucce e conta in Italia circa 300 casi all’anno.
Talvolta, se soccorsi prontamente, alcuni neonati, vittime apparenti di SIDS, possono essere rianimati e in questo caso si parla di “near miss SIDS”, ma vi è comunque un altissimo rischio di lesioni cerebrali permanenti dovute ad anossia con conseguente possibile disabilità.
Non è stata ancora definita con sicurezza una specifica causa medica in grado di spiegare la Sids ma ci sono invece una serie di comportamenti e di fattori di rischio che possono incidere significativamente sulla probabilità che la Sids si verifichi, come dimostrano numerosi studi e indagini.
PREVENIBILI
NON MODIFICABILI
Vi sono alcune raccomandazioni da seguire che potrebbero ridurre il rischio di SIDS:
Sugli ultimi due punti bisogna aggiungere alcuni dettagli: riguardo alla culla è doveroso sottolineare che non devono essere presenti oggetti che possano limitare la respirazione del bambino, mentre il lenzuolo non deve essere posto sulla testa del bambino ma deve coprire solo fino al petto e le braccia devono esser scoperte.
Per quel che riguarda il ciuccio, uno studio del 2005 dimostrò che il suo uso riduceva del 90% il rischio della sindrome poiché consente il controllo delle funzioni vitali del neonato.
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