LAMPEDUSA – La polizia di Stato nella mattina odierna ha eseguito 16 misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo, nell’ambito di un’articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia e avviata dal 2106 al 2017, nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti, a vario titolo, responsabili di reati inerenti gli stupefacenti.
Le misure sono state eseguite dal personale della squadra mobile di Palermo, coadiuvato da operatori delle squadre mobili di Agrigento, Reggio Calabria e Siracusa. In particolare, è stata disposta la custodia cautelare in carcere a carico delle seguenti persone, indagate per associazione a delinquere in materia di stupefacenti
In esecuzione della medesima ordinanza sono stati sottoposti a misura cautelare per reati in materia di stupefacenti:
L’operazione costituisce il risultato di un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo –Direzione Distrettuale Antimafia e avviata dalla polizia di Stato nel mese di luglio 2016 e conclusa nel dicembre 2017 relativa a un’associazione a delinquere dedita al traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana reperite, tra l’altro, in territorio calabrese e destinate poi ad essere smerciate presso il mercato palermitano, agrigentino e dell’isola di Lampedusa. La ricostruzione dei fatti accolta dal Giudice per le Indagini Preliminari è la seguente: promotori dell’associazione a delinquere figuravano i pregiudicati Giuseppe Bronte, suo cugino Salvatore Bronte e Gaetano Rizzo. I primi due curavano il costante reperimento dello stupefacente dai fornitori, intrattenendo con loro – mediante utenze riservate e scambio di sms – rapporti diretti soprattutto con il fornitore calabrese Domenico Stilo e intervenendo anche nelle problematiche legate al mancato pagamento delle partite di stupefacenti degli altri spacciatori attivi nei mercati locali. Gaetano Rizzo, del rione “villaggio Santa Rosalia” manteneva i rapporti diretti con gli agrigentini Salvatore Capraro e Davide Licata, occupandosi delle trasferte finalizzate a consegnare a questi ultimi l’hashish e la cocaina da vendere nel territorio di Agrigento e destinate sino all’isola di Lampedusa.
Da giugno a settembre 2016 lo stupefacente acquistato nell’isola di Lampedusa è stato trasportato da Capraro utilizzando la motonave che parte da Porto Empedocle (Agrigento). Le forniture fuori provincia venivano realizzate dai congiunti di Gaetano Rizzo, Emanuele Rizzo e Francesco Portanova, rispettivamente fratello e cognato, entrambi con precedenti specifici. Emanuele Rizzo operava, altresì, quale tenutario di una parte della cassa dell’associazione, per lo meno sino al 24 ottobre 2016, data in cui è stato arrestato per il trasporto di 2 chili di hashish e di 210 grammi di cocaina. In quella occasione erano stati trovati a casa sua anche 193mila euro in contanti.
L’attività di trasporto dello stupefacente era agevolata dall’occupazione lavorativa espletata dai corrieri e dai venditori ambulanti che quotidianamente si spostavano fuori provincia per lavorare in mercatini rionali. Tra gli acquirenti di stupefacente sul mercato agrigentino, oltre a Davide Licata e Salvatore Capraro è emerso anche Angelo Cardella che riceveva lo stupefacente anche da Ivan La Spisa, parente di Gaetano Rizzo. Lo stupefacente raggiungeva, quindi, la piazza di spaccio alla dettaglio di Carini (Palermo), grazie all’impiego del pusher Gianluca Gambino che effettuava ripetute consegne giornaliere previo appuntamento telefonico.
Nelle indagini è emersa, inoltre, l’attività di Dante Parisi che, unitamente alla nuora Alessandra Pepati, risultava trasportare partite di stupefacente ad acquirenti della Sicilia orientale, tra cui il lentinese pregiudicato Vincenzo Terranova. Nel corso delle indagini, nel settembre 2017, è stata individuata una piantagione di marijuana nel territorio di Villafrati (Palermo) con l’arresto di colui che se ne occupava materialmente e che operava sotto le direttive di Salvatore Bronte.
Nel corso delle indagini sono stati effettuati i seguenti arresti e sequestri:
Nel complesso sono stati sequestrati 18 chili di hashish, 3 chili e 350 grammi di cocaina, 44 piante di marijuana e 193mila in contanti.
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