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15.02.2024

SANREMO: IL FESTIVAL DEI FATTI NOSTRI

di Redazione | 2 min di lettura
SANREMO: IL FESTIVAL DEI FATTI NOSTRI

Il Festival di Sanremo: una ricorrenza tanto amata quanto discussa e controversa. Non è una semplice competizione canora ma un’occasione di ritrovo nazionale che riflette i più variegati aspetti dell’“italianità”.

Nella settimana di Sanremo si parla solo di Sanremo, specialmente per ciò che ruota intorno ad esso: infatti molti si appassionano più alle svariate diatribe che il Festival provoca, invece che alla gara in sé.

Da degni discendenti dell’antica Roma quali siamo, apprezziamo il panem et circenses: ed ecco che lo show di Sanremo si trasforma in un grande carnevale in cui la musica resta soltanto un sottofondo, per lasciare spazio al cabaret, allo sfottò, ai balli del qua qua e alla polemica social. In questo trambusto generale sembra dunque che si sia smarrito l’obiettivo più importante: la musica che, come ogni arte, ha il compito fondamentale di comunicare un preciso messaggio, colpire dritto al cuore, smuovere gli animi.

Così il nostro amato Festival dovrebbe fornire un’occasione per riflettere, metterci in discussione tramite l’arte e l’ascolto di parole che rispecchiano la realtà che ci circonda. Ghali, Dargen D’amico, Fiorella Mannoia, La Sad sono tra i pochi concorrenti che sembrano aver trovato la formula vincente al riguardo, composta da un ritmo travolgente e un testo ricco di significato (appetibile anche per i lattanti mediatici).

Eppure il lupo nero di questa storia è proprio dietro l’angolo. Ghali e Dargen D’Amico nel corso del Festival si erano esposti riguardo gli effetti delle guerre e delle migrazioni clandestine, schierandosi a favore della pace. Il messaggio veicolato dai due artisti però non è stato gradito dai piani alti della Rai, che hanno messo in pratica alcune velate censure. Inoltre è stato rilasciato un comunicato stampa durante il programma Domenica In, con il quale la televisione di stato tutta si distacca da ogni presa di posizione degli artisti in gara, specialmente riguardo il conflitto Israelo-palestinese.

Il quesito sorge spontaneo: anche la musica, libera per natura, deve temere e tremare a parlare di pace? Forse quelle parole erano importanti e troppo scomode. Questi artisti hanno messo su un pentagramma e cantato in eurovisione una realtà già sotto gli occhi di tutti. Hanno lanciato un messaggio forte e chiaro, inequivocabile e democratico.

Forse in fin dei conti Sanremo è solo un anestetico per distrarci dal rumore delle guerre, dalle urla dei migranti in mare. In questa confusione generale ci ritroviamo infastiditi dagli intermezzi tra un brano e l’altro, dalle parole di pace, annoiati delle vicende nazionali che ci riportano a forza con i piedi per terra. Perchè? Perché in fondo crediamo che non ci riguardino davvero. Ma d’altra parte restiamo incollati alla TV per 5 giorni, facciamo il 74% di share perché vogliamo guardare un Festival in cui “ci facciamo i fatti nostri” come ci dice lo stesso Fiorello, e ci sentiamo più italiani che mai, uniti per questo.

 

Beatrice Maddaloni V° A  Liceo Classico “Concetto Marchesi” – Belpasso

 

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