TRAPANI – Un vitello vivo come primo premio di una lotteria legata alla Festa del Santissimo Crocifisso di Calatafimi Segesta accende il dibattito e scatena forti reazioni.
L’iniziativa, prevista dall’1 al 3 maggio e promossa dal Ceto dei Massari, ha sollevato critiche immediate da parte delle associazioni animaliste, che contestano la scelta sotto il profilo etico.
La protesta degli animalisti
A guidare la mobilitazione è Lndc Animal Protection, che ha lanciato una petizione pubblica chiedendo al Comune di intervenire per modificare o annullare il premio.
Secondo l’associazione, assegnare un animale come vincita rappresenta una “forma di mercificazione inaccettabile”, oltre a trasmettere un messaggio culturale ritenuto superato.
Sulla stessa linea anche altre organizzazioni, tra cui l’Oipa, che ha definito l’iniziativa “anacronistica” e ha inviato una diffida all’amministrazione comunale.
Il nodo normativo
La questione si muove su un terreno giuridico delicato. Le associazioni ricordano che la normativa vieta l’uso di animali d’affezione come premi, ma sottolineano come questa distinzione non giustifichi pratiche analoghe con animali da reddito.
Il vitello in palio, del peso di circa tre quintali, rientrerebbe infatti tra questi ultimi.
La difesa degli organizzatori
Dal canto loro, gli organizzatori difendono la legittimità dell’iniziativa. Il presidente del Ceto dei Massari ribadisce che tutto avverrebbe nel rispetto delle norme sul benessere animale e sulla sicurezza.
Anche il sindaco di Calatafimi Segesta riconosce la sensibilità del tema, ma precisa che la normativa vigente non vieta esplicitamente il sorteggio di animali non d’affezione, se conforme alle disposizioni.
Tradizione contro sensibilità moderna
Il caso riapre un confronto sempre più attuale: quello tra tradizioni locali e nuove sensibilità etiche.
Da un lato il richiamo a usanze radicate nel territorio, dall’altro una crescente attenzione verso il rispetto e la tutela degli animali, che oggi divide opinione pubblica e istituzioni.




