Medico smarrisce campione di una biopsia all’ospedale di Erice

Medico smarrisce campione di una biopsia all’ospedale di Erice

ERICE – È scandalo all’ospedale Sant’Antonio Abate di Erice per lo smarrimento di un campione di una biopsia. L’Asp di Trapani, ebbene, è finita di nuovo “nell’occhio del ciclone”, dopo il caso dei notevoli ritardi nella refertazione degli esami istologici.

Medico smarrisce il campione di una biopsia all’ospedale di Erice

Secondo quanto si apprende, lo scorso 15 gennaio un 49enne di Mazara del Vallo è stato sottoposto a una biopsia per una neoformazione adenoidale. Dopo circa 40 giorni, il medico che ha effettuato l’accertamento diagnostico ha telefonato al paziente chiedendogli di recarsi nuovamente in ospedale per una nuova biopsia.

L’uomo, dopo essersi rifiutato, ha chiesto copia della cartella clinica, dalla quale non vi era alcun cenno sullo smarrimento del campione. Ma dopo aver chiesto e ottenuto una dichiarazione di un altro medico dello stesso reparto è stato svelato l’arcano. Cinque giorni dopo, il direttore di Otorinolaringoiatria del Sant’Antonio Abate ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del medico che ha effettuato l’esame istologico.

L’Asp di Trapani: “Il servizio di anatomia patologica non ha alcuna responsabilità”

Sui fatti si è espressa la direzione dell’Asp di Trapani, che ha evidenziato che “la vicenda non riguarda il servizio di anatomia patologica, in quanto il presunto prelievo non è mai arrivato al servizio“, ma che “la gestione del campione ricade interamente sull’unità operativa di otorinolaringoiatria“, il cui nuovo responsabile, Francesco Paolo Manzella, “ha saputo di questi disguidi procedurali lo scorso 6 marzo avvertendo la direzione”.





Quest’ultima “ha avviato tempestivamente la commissione interna aziendale per verificare l’accaduto e l’esatta applicazione delle procedure sulla tracciabilità dei campioni istologici”.

Da questa indagine interna sarebbe emerso che “la dottoressa che ha preso in carico il paziente avrebbe eseguito il prelievo da sola in ambulatorio, senza infermiere, e che la documentazione clinica sarebbe stata da lei completata solo il 6 marzo”.

Immagine di repertorio