Il caso del terzo mandato consecutivo del sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, accende lo scontro politico e istituzionale in Sicilia. Il Movimento per l’Autonomia chiede la rimozione del primo cittadino e lo invita a dimettersi, mentre 18 sindaci ed ex sindaci contestano duramente la posizione del partito e annunciano il proprio sostegno a Burgio. Anci Sicilia, invece, sollecita l’adeguamento della normativa regionale a quella nazionale, lasciando alla magistratura la valutazione del caso concreto.
Al centro del confronto c’è l’interpretazione delle norme siciliane sul limite dei mandati e degli effetti della sentenza numero 16 del 2026 della Corte costituzionale.
Secondo il Movimento per l’Autonomia, Burgio sarebbe stato eletto per un terzo mandato consecutivo in violazione dell’articolo 3 della legge regionale numero 7 del 1992. La norma, per i Comuni siciliani con più di 5 mila abitanti, consentirebbe una sola rielezione consecutiva.
Il Mpa sostiene che il sindaco abbia fondato la propria candidatura su un’interpretazione estensiva della recente sentenza della Corte costituzionale, mai applicata espressamente alla disciplina siciliana.
Il movimento riferisce inoltre che l’Assessorato regionale delle Autonomie locali avrebbe già formalizzato una proposta di rimozione, chiedendone la firma senza ulteriori esitazioni.
«Non si può consentire che un singolo amministratore realizzi per via di fatto ciò che il legislatore regionale ha più volte negato», affermano i componenti del coordinamento regionale del Mpa, ricordando che l’Assemblea regionale siciliana ha bocciato in due occasioni l’introduzione del terzo mandato.
Il partito evidenzia anche il rischio di un precedente in vista delle elezioni amministrative del 2027, quando numerosi sindaci dei Comuni con meno di 5 mila abitanti concluderanno il secondo mandato consecutivo. Il timore è che altri amministratori possano richiamarsi al caso di Serradifalco, dando origine a un vasto contenzioso elettorale.
Il Mpa conclude auspicando che, prima dell’eventuale intervento del presidente della Regione, Renato Schifani, sia lo stesso Burgio a rassegnare le dimissioni.
Di segno opposto la posizione di 18 sindaci ed ex sindaci siciliani interessati dal limite del terzo mandato. Gli amministratori definiscono il comunicato del Mpa «una presa in giro» nei confronti di quanti hanno rinunciato a ricandidarsi dopo la doppia bocciatura della riforma da parte dell’Ars.
«Oggi si invoca la tutela dei loro diritti, ma allora nessuno li ha difesi», affermano, esprimendo solidarietà a Leonardo Burgio.
Secondo i firmatari, la vicenda non riguarda soltanto il sindaco di Serradifalco, ma anche il diritto dei cittadini di scegliere i propri amministratori e quello all’elettorato passivo. La sentenza della Corte costituzionale avrebbe aperto una questione giuridica da risolvere nelle sedi competenti e non attraverso provvedimenti amministrativi.
Gli amministratori ricordano inoltre che la candidatura di Burgio sarebbe stata presentata seguendo le procedure previste, senza essere contestata dagli organi competenti. Per questa ragione si dichiarano contrari al ricorso all’articolo 40 per affrontare una controversia interpretativa di tale portata.
Qualora Burgio decidesse di rivolgersi alla magistratura, i firmatari annunciano il proprio sostegno e chiedono a Schifani una riforma capace di eliminare le ambiguità sul terzo mandato.
Il documento è sottoscritto da Marco Rubino, Giuseppe Catania, Silvio Cuffaro, Francesca Draià, Giuseppe Castiglione, Luciano Marino, Pietro Puccio, Giosuè Maniaci, Angelina De Luca, Giuseppe Virga, Gino Bertolami, Bruno Mancuso, Rosario Petta, Mario La Malfa, Francesco Agnello, Alvaro Riolo, Franco Ribaudo e Tommaso Di Giorgio.
Nel dibattito intervengono anche il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, e il segretario generale Mario Emanuele Alvano. L’associazione ribadisce la necessità di uniformare la normativa siciliana a quella nazionale.
«Continuiamo a ritenere che non trovi alcuna valida giustificazione il fatto che la Sicilia sia l’unica Regione nella quale ai sindaci non sia consentita la candidatura per un terzo mandato consecutivo, nonostante il legislatore nazionale abbia previsto una disciplina diversa», dichiarano.
Anci Sicilia prende atto delle due bocciature dell’Ars, ma continua a considerare l’allineamento alla normativa nazionale la soluzione più ragionevole per garantire uniformità di trattamento agli amministratori locali.
Sul caso Burgio, Amenta e Alvano osservano che la candidatura non sarebbe stata contestata né prima delle elezioni né durante le procedure di ammissione delle liste. L’associazione, tuttavia, non entra nel merito giuridico della controversia, sostenendo che spetterà agli organi giurisdizionali competenti pronunciarsi.
Anci Sicilia esprime infine rammarico per la strumentalizzazione politica delle regole che disciplinano gli enti locali e chiede all’Ars di riaprire un confronto organico sulla riforma delle autonomie e sul terzo mandato.