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15.07.2026

Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi

di Cinzia Di Mauro | 2 min di lettura

Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi è un “romanzo enciclopedico”, come lo definirebbe Guido Almansi, o un “romanzo postmoderno” (Storia della civiltà europea di U. Eco)

Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi

Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi è un “romanzo enciclopedico”, come lo definirebbe Guido Almansi, o un “romanzo postmoderno” (Storia della civiltà europea di U. Eco). Nel primo caso si intende un’opera che cresce, che ingloba, digressione su digressione, storie su storie, con l’impressione di potersi ampliare all’infinito, attraverso molteplici punti di vista e voci narranti. Nel secondo si allude al plurilinguismo, alla capacità di utilizzare registri (dall’epico, all’elegiaco, al grottesco), stili (l’asciutto come il barocco), lessico (ricercato e desueto, dialettale, neologismi) sempre differenti. E l’opera di Griffi è mirabilmente, armoniosamente, compiutamente tutto questo!

C’è un fil rouge che segue Cesco Magetti, repubblichino delle Ferrovie di Asti tra il 1943-’44, a cui danno l’impossibile incarico di disegnare le ferrovie del Messico, ma a questo, come nella vita, si intrecciano molteplici relazioni, come Tilde, donna “anomalia” da estirpare, Ettore e Nicola, apparentemente dei goliardi, orfani collegati a Giustina, amante dell’Obersturmbannführer Kraas che ama l’arte italiana e odia gli italiani, partigiani ora stimati ora orrorosi ora raffazzonati, una curandera (per il dente dolorante di Cesco) che cura solo i malvagi, un dentista delatore dei colleghi per togliersi di mezzo la concorrenza, due improbabili becchini giramondo e filosofi, Hitler (mandante di tutta la vicenda “ferroviaria”) e Eva trasformati in grotteschi e risibili personaggi da commedia e tanti altri ancora. E quando pensi che un personaggio sia perduto per sempre eccolo ritornare in un ciclo a spiegarne la sua funzione in quell’insieme.

Come nella vita si ride, ci si commuove, ci si dispera, si soffre, si sogna, si ama e io mi sono davvero divertita e meravigliata.

Qui di seguito un brano che sintetizza in parte la sua poetica.

È come se la mia corazza d’amore per la vita fosse continuamente sbocconcellata dal pesce del grottesco e da quello del tragico, e l’unico modo per proteggermi, per ripararmi, è un certo modo di guardare al mondo, un lirismo. Essere lirici e ironici è la solo cosa che ci protegge dalla disperazione assoluta. Io abito il mio lirismo, Cesco, per continuare ad amare la vita: ogni evento vissuto non può che tradursi in queste due forme d’esistere, lirismo e ironia, perché la terza via sarebbe la disperazione e a quella non saprei porre rimedio. Non c’è altro.

Buona lettura e buone riflessioni 🙂 

Cinzia Di Mauro, autrice catanese di una trilogia di fantascienza Genius (finalista Urania e Delos, Ledizioni Milano),  di un noir umoristico La storia vera di un killer nano (segnalato al Premio Calvino e in uscita per Delos Digital), di un romanzo distopico Finisterrae (Delos Digital – Trofeo Cassiopea 2026 come migliore romanzo di fantascienza), e di Pangolino mon amour! (All Around), tragicomico racconto della pandemia, di un thriller sull’alta finanza Paso doble, di I love Meteorite, romanzo grottesco su una famiglia e un mondo distopico.

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