QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.
Quante volte, nella nostra vita, davanti ad una sfida o una difficoltà, abbiamo pensato “Non ce la farò” o “Andrà male”? Rispondo io: tante, forse anche troppe. È proprio su questo che voglio soffermarmi in questo articolo: la negatività. Ad oggi, il pessimismo è molto comune, sia tra giovani che tra adulti, ed è un fenomeno che sta iniziando ad avere un certo peso. Certo, persone pessimiste e ottimiste sono sempre esistite, ma nei nostri giorni le prime non solo sono aumentate molto ma hanno anche sovrastato le altre e di ciò viviamo la conseguenza tutti i giorni.
Un neuropsicologo, Rick Hanson, parla del cervello come un “velcro per le esperienze negative e teflon per quelle positive” e con questa metafora ci spiega brevemente il cosiddetto “Bias di negatività”, ovvero ciò che gli psicologi hanno identificato, attraverso esperimenti e osservazioni: la tendenza del nostro cervello a dare più peso alle cose negative rispetto a quelle positive. Questo meccanismo risale ai nostri antenati, poiché era più importante concentrarsi sui pericoli e sui rischi per poter sopravvivere. Alcuni studiosi ci spiegano che servono circa 3-5 esperienze positive per compensare una negativa e che le emozioni spiacevoli vengono elaborate più velocemente e in modo più intenso dal cervello rispetto a quelle appaganti.
Il modo in cui funziona la nostra mente, quindi, ci influenza molto, ma non è solo questo che ci porta ad essere più negativi. È molto importante, se non fondamentale, l’ambiente in cui si cresce, che se è anch’esso contaminato dalla sfiducia in qualsiasi cosa, porterà la persona a vedere la realtà in maniera distorta e dannosa. Anche quando si ha un problema, esso ci rimane in testa e ci tormenta, inevitabilmente tendiamo a ingrandirlo rispetto a com’è realmente, creandoci dei limiti inesistenti che, però, non ci permettono di risolverlo in maniera lucida, e, di conseguenza, di vedere la soluzione che, magari, abbiamo sotto agli occhi.
Per superare, quindi, questa tendenza a essere negativi, non bisogna fare chissà quale azione eroica, ma imparare a guardare la vita da una prospettiva diversa: provare a trarre il meglio dalle situazioni, concentrarsi sulle soluzioni per superare il problema, non su di esso, e provare a guardare più spesso il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Se vi trovaste davanti a un leone, cosa fareste? Rimarreste lì a farvi mangiare come dolce della settimana o scappereste? Io penso proprio la seconda, quindi, non vi focalizzate sulle peripezie della vostra vita, piuttosto concentratevi sulle soluzioni, che magari già avete e di cui neanche vi siete accorti, oppure cercatele e, nel frattempo, siate grati di ciò che avete in quel momento.
Vittoria Maria Caccamo 3LA – Liceo Lombardo Radice – Gravina di Catania (CT)



