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30.05.2026

Gli studenti del Liceo “Rapisardi” di Santa Maria di Licodia partecipano alla lezione conclusiva del progetto “Body teaches”

di Redazione | 3 min di lettura
Gli studenti del Liceo “Rapisardi” di Santa Maria di Licodia partecipano alla lezione conclusiva del progetto “Body teaches”

Nella mattinata di mercoledì 27 maggio gli alunni delle classi terze e quarte e alcune alunne della classe V B, del Liceo delle Scienze Umane “Mario Rapisardi” di Santa Maria di Licodia, accompagnati dai Proff. Asero, Tortorici e Verzì hanno incontrato presso l’Aula Magna il regista Nello Calabrò, che, a chiusura del Progetto FSL “Body teaches” (Il corpo insegna), siglato dalla Dirigente Scolastica Dott.ssa Maria Grazia D’Amico e curato dalla Prof.ssa Giuseppina Rasà, ha tenuto la lezione dal titolo “L’alfabeto dei corpi – Il drammaturgo e la danza” e ha ricostruito le origini del suo rapporto con Roberto Zappalà, fondatore del Centro “Scenario Pubblico”,  come il frutto di una coincidenza diventata nel tempo una collaborazione profonda. “Scenario Pubblico” rappresenta una delle realtà culturali più significative di Catania e dell’intera Sicilia, un presidio artistico che negli anni ha contribuito a rendere la danza contemporanea un linguaggio riconoscibile e condiviso anche in un territorio dove, inizialmente, questo settore era quasi assente.

Nato nel 2002 nel centro storico del capoluogo etneo come sede della Compagnia Zappalà Danza,  oggi è anche uno dei quattro centri coreografici italiani riconosciuti dal Ministero della Cultura, confermando una statura ormai consolidata sul piano nazionale e internazionale.  La formazione di Calabrò è legata soprattutto al cinema: laureato al DAMS di Bologna con una tesi sul sonoro nel cinema di Sergio Leone e diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha coltivato a lungo il desiderio di fare film, continuando parallelamente a lavorare nel documentario e annunciando oggi l’arrivo del suo primo lungometraggio indipendente, “Un Fortissimo Furore”.

Il suo immaginario è stato modellato da grandi riferimenti del cinema e del teatro, da Ariane Mnouchkine a Tadeusz Kantor, fino alla folgorazione per Pina Bausch, presenza decisiva nella sua sensibilità artistica. Questa matrice cinematografica, però, non è rimasta estranea al lavoro con la danza: al contrario, è diventata uno strumento per tradurre l’astrazione del movimento in racconto, atmosfera e visione. Calabrò ha ammesso che, soprattutto agli inizi, provava inquietudine nel sentire i danzatori pronunciare le sue parole, perché nella sua idea essi non dovevano recitare, ma dire, attraversando il testo con un’altra qualità espressiva. Col tempo, questa difficoltà si è trasformata in una consapevolezza più matura, pur lasciando intatti i dubbi e la tensione che accompagnano ogni debutto.

Proprio per questo il regista ha definito il suo ruolo in modo molto netto: non si considera un generico “drammaturgo della danza”, ma il drammaturgo della Compagnia Zappalà Danza, cioè una voce che mette il proprio lavoro al servizio dello spettacolo e della visione del coreografo, senza rigidità né protagonismi. La forza di “Scenario Pubblico” si misura anche nella capacità di costruire un pubblico: secondo Calabrò, uno dei grandi meriti di Roberto Zappalà è stato proprio quello di formare negli anni una comunità di spettatori in grado di riconoscere e comprendere la danza contemporanea.

Il percorso della compagnia è cresciuto attraverso progetti che hanno saputo intrecciare universalità e radicamento territoriale. Tra questi, Calabrò ha ricordato “Re-mapping Sicily”, un progetto pensato per rileggere la Sicilia attraverso il linguaggio della danza contemporanea senza cadere nel folklore, e lavori più recenti come “Corpi Liturgici e Brothers to Brothers”, nati da suggestioni musicali e visive molto diverse ma accomunate dalla volontà di trasformare tali impulsi in materia scenica.

Nel ritratto di Calabrò affiora infine l’immagine di una compagnia unita da ritualità, fatica, affetto e disciplina: dai piccoli gesti scaramantici alla concentrazione prima della scena, fino al rapporto ravvicinato con il pubblico, che rende ogni spettacolo un’esperienza intensa e condivisa. In questa trama di corpi, idee e relazioni si compie il senso più profondo del lavoro portato avanti a Catania: la danza contemporanea non come esercizio astratto, ma come linguaggio vivo, capace di generare comunità, identità culturale e riconoscimento internazionale.

È in questa sintesi fra pensiero e corpo, fra visione artistica e costruzione paziente dello spettacolo, che si può leggere il vero miracolo di “Scenario Pubblico”.

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