SICILIA – Una situazione sempre più critica quella denunciata da Confindustria Catania, che parla di una vera e propria emergenza per il mondo delle imprese.
L’aumento dei costi energetici e del carburante sta infatti comprimendo i margini operativi, mettendo a rischio la tenuta di intere filiere produttive e del comparto logistico.
“Non è più solo un costo, è sopravvivenza”
A lanciare l’allarme è la presidente Cristina Busi Ferruzzi, che sottolinea come il caro energia e carburanti stia diventando una pressione insostenibile per le aziende.
Le imprese si trovano oggi davanti a un bivio: assorbire perdite pesanti oppure scaricare i costi sui consumatori, alimentando inevitabilmente l’inflazione.
Il paradosso siciliano: energia prodotta, ma costi più alti
Tra le criticità evidenziate emerge un dato emblematico: la Sicilia copre circa il 70% del fabbisogno nazionale in termini di raffinazione, eppure paga prezzi più elevati.
Un paradosso legato all’isolamento geografico, che continua a incidere sui costi di trasporto e approvvigionamento, rendendo il sistema meno competitivo rispetto al resto del Paese.
Trasporti nel caos: rincari e instabilità
A peggiorare il quadro è la situazione del settore trasporti. Secondo Sonia Nicosia, presidente della sezione Trasporti e concessionarie auto, si registra una forte instabilità nei costi, aggravata dagli effetti dell’ETS e dall’obbligo di utilizzo di carburanti alternativi più costosi.
Questo si traduce in continua oscillazione dei noli, difficoltà nella pianificazione aziendale e aumento dei prezzi lungo tutta la filiera.
Insularità e costi: un peso da miliardi
Confindustria punta il dito anche sul tema dell’insularità, che comporta per la Sicilia un aggravio stimato in oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari a circa il 7,4% del PIL regionale.
Un divario che, senza interventi strutturali, rischia di diventare insostenibile nel contesto attuale.
Le richieste: interventi immediati e strategie future
Per affrontare la crisi, l’associazione propone un piano articolato: da un lato misure urgenti, come crediti d’imposta e riduzione delle accise, dall’altro interventi di medio-lungo periodo per rafforzare la resilienza del sistema produttivo.
L’obiettivo è chiaro: evitare che la crisi energetica e il caro carburante si trasformino in un colpo definitivo per l’economia del territorio e la sopravvivenza delle imprese.



