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31.03.2019

Piombo e rame a Punta Izzo, le associazioni ambientaliste fanno sentire la loro voce

di Giuliano Spina
Piombo e rame a Punta Izzo, le associazioni ambientaliste fanno sentire la loro voce

AUGUSTA – Torniamo oggi a occuparci di Punta Izzo, località marinara nella parte nord di Augusta, nel Siracusano, posta a vincolo paesaggistico dalla Regione Siciliana. Da diverso tempo le associazioni ambientaliste si attivano per farne un parco naturale del quale le persone possano usufruire anche semplicemente per stare a contatto con la natura.

Oltre alle difficoltà incontrate nel corso del tempo per giungere a questo obiettivo è presente anche un’altra problematica, quella della presenza sugli scogli di sostanze come piombo e rame oltre i limiti consentiti. Gli accertamenti in tal senso vennero effettuati dai militari del Centro tecnico logistico interforze (Cetli) di Civitavecchia, nel Lazio, dopo delle analisi chimiche eseguite sull’area nel luglio 2017.

Tutto ciò venne fatto con lo scopo di determinare la concentrazione di sostanze inquinanti causata dall’utilizzo dell’area come poligono di tiro. I risultati delle indagini preliminari furono oggetto di un esposto alla Procura di Siracusa dalle associazioni ambientaliste Punta Izzo Possibile e Natura Sicula, che denunciano sia la mancata comunicazione di sito potenzialmente contaminato adibito a poligono militare che l’assenza di un’indagine ambientale sulle aree limitrofe alla struttura di addestramento.

La denuncia di queste associazioni riguarda anche il fatto che il comando della Marina Militare della Sicilia non ha informato le competenti autorità civili e l’assenza del piano di caratterizzazione del terreno per la presenza delle sostanze. Gianmarco Catalano, attivista di Punta Izzo Possibile, intervenuto ai nostri microfoni, spiega in primis come la quantità superi i livelli di tollerabilità.

“La presenza di piombo e rame – afferma Catalano – è stata rilevata da analisi chimiche svolte sul terreno dal Cetli, un ente militare che si occupa di verificare le possibili contaminazioni da queste sostanze o episodi di inquinamento. Da ciò è venuto fuori che piombo e rame sono presenti in una quantità superiore alla soglia di tollerabilità prevista dalla legge, che per il piombo è stata sforata in ben 7 punti. Il passo successivo sarà quello della caratterizzazione, ovvero la verifica del livello di contaminazione e la sua estensione, e decidere se è sufficiente una messa in sicurezza dell’area o se invece sarà necessario provvedere a una bonifica se la contaminazione sarà effettiva. Questo è il primo passo per restituire l’area alla collettività, perché bonifica e tutela vanno insieme e l’aria deve essere salubre. Per questi motivi abbiamo chiesto di estendere l’indagine a tutta l’area, in quanto in passato si è sparato direttamente a mare”.

L’area non è più utilizzata dalla Marina Militare dagli anni ’80, ma nonostante ciò le bonifiche non state effettuate. le sollecitazioni verso le istituzioni certamente non mancano.

“L’indagine preliminare è stata fatta solo due anni fa dopo le nostre denunce – conclude Catalano – e noi abbiamo comunicato ciò al prefetto, al Comune di Augusta, alla Provincia e alla Regione. A noi interessa che venga fatta l’indagine complessiva dell’area e poi la decontaminazione, perché le esercitazioni militari non sono compatibili con la valorizzazione dell’area, che ha anche un interesse archeologico e letterario. Noi stiamo spingendo l’amministrazione comunale a chiedere la smilitarizzazione al ministro della Difesa Elisabetta Trenta, alla quale abbiamo già scritto. Abbiamo presentato un esposto alla Procura di Siracusa per verificare se ci siano anche delle condotte penalmente rilevanti. La nostra è un’operazione trasparenza ed è finalizzata alla tutela dell’area”.