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04.01.2026

Traffico di rifiuti speciali nel Nisseno e nell’area etnea: 47 indagati, imprenditori e dipendenti nel mirino della Dda

di Redazione
Traffico di rifiuti speciali nel Nisseno e nell’area etnea: 47 indagati, imprenditori e dipendenti nel mirino della Dda
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SICILIA – Un’indagine avviata nel 2022 dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta su un presunto traffico illecito di rifiuti ferrosi tra Niscemi, Gela, Licata e Catania ha portato all’emissione di diverse misure cautelari nei confronti di imprenditori e dipendenti di ditte operanti nel settore della raccolta e del conferimento di materiali metallici.

In totale, le posizioni esaminate dagli investigatori sono 47, ferma restando la presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuale condanna definitiva.

In carcere Gaetano Barone, domiciliari per Nunzio Alfieri

Il Gip di Caltanissetta ha disposto la custodia cautelare in carcere per Gaetano Barone, titolare di un sito di raccolta di materiale ferroso a Niscemi.

Agli arresti domiciliari è finito invece Nunzio Alfieri, imprenditore gelese titolare di una ditta che conferiva ferro presso l’impianto di Barone.

Divieti e obblighi di dimora per altri indagati

Altri provvedimenti restrittivi riguardano:

  • Obbligo di dimora a Gela per
    Giuseppe Alfieri e Domenico Scerra
  • Divieto di dimora a Niscemi per
    Gaetano Arcerito, Antonino Barone, Pasquale Barone, Ignazio Cona, Giuseppe Lombardo e Salvatore Fabio Salerno
  • Divieto di dimora in provincia di Caltanissetta per
    Andrea Argetta, Carmelo Kevin Licata, Emanuele Terranova e Giuseppe Andrea Terranova
  • Obbligo di presentazione
    a Mazzarino per Luigi Canito e Rosario Saro Mannella
    a Gela per Giuseppe Di Caro

Sono state inoltre emesse interdittive imprenditoriali nei confronti di Gregory e Salvatore Di Grazia di Catania e Francesco Scicolone di Gela.

Sotto osservazione la gestione dei rifiuti ferrosi

Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, diverse ditte avrebbero movimentato e stoccato rifiuti speciali ferrosi senza le necessarie autorizzazioni o in difformità rispetto ai permessi concessi. In alcuni casi sarebbero stati trattati materiali non conformi alla normativa.

Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Dda nissena.

Nessun riconoscimento dell’aggravante mafiosa

L’originaria ipotesi di collegamenti con ambienti criminali, in particolare con soggetti vicini alla famiglia gelese degli Alfieri, non è stata riconosciuta dal Gip, che non ha accolto la contestazione di tipo mafioso.

In totale, 18 indagati sono stati destinatari di misure non detentive, restando a piede libero. Per altri soggetti, il giudice non ha ravvisato elementi sufficienti per configurare responsabilità penali.

Tra le accuse contestate, a carico di Gaetano Barone figura anche un episodio di tentata estorsione, ipotesi che sarà valutata in sede giudiziaria.

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