“Nomina nuovamente mio fratello e ti massacro”, la storia di Paolo Borrometi tra minacce e delegittimazione: servizio a “Le Iene”

“Nomina nuovamente mio fratello e ti massacro”, la storia di Paolo Borrometi tra minacce e delegittimazione: servizio a “Le Iene”

RAGUSA – “Giuro che con due pugni in faccia ti mando in ospedale e devo perdere il nome mio se non ti prendo la mandibola e te la metto dietro. Oh, nomina nuovamente mio fratello e ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro”: questa è solo una delle terribili minacce ricevute dal giornalista siciliano Paolo Borrometi, 36 anni, che da tempo si occupa di inchieste di mafia e per questo è diventato bersaglio di molti esponenti della malavita organizzata, soprattutto del Ragusano e del Siracusano.

A proferire queste parole spaventose, pronunciate con distinto accento locale e in buona parte in dialetto siciliano, è il fratello di un noto capomafia siracusano.

La registrazione è stata mandata in onda negli scorsi giorni durante un servizio del programma Mediaset “Le Iene” dedicato proprio al vicedirettore dell’Agi, più volte vittima di intimidazioni e aggressioni fisiche e verbali. Tra le più note quella avvenuta nella sua casa di Modica (Ragusa), che ha causato allo scrittore una menomazione alla spalla.

Lo sogno ogni notte, dichiara Paolo Borrometi ai microfoni de “Le Iene”. Il giornalista avrebbe presentato circa 150 denunce per atti minacciosi ai suoi danni.

L’intercettazione della conversazione tra Giuseppe Vizzini e Giuliano Salvatore, mafiosi siracusani, ha rivelato perfino l’esistenza di un piano per organizzare un agguato contro il 36enne. “Vedi che ogni tanto ‘u murticeddu’ serve, per dare una calmata a tutti gli sbarbatelli”, si sente nell’audio, trasmesso durante il servizio.

Un “avvertimento” a chi, come Borrometi, si impegna ogni giorno non per sé, ma per il benessere della propria gente e della propria terra, devastata dal potere criminale mafioso.

La consapevolezza del pericolo corso dallo scrittore siciliano ha spinto le autorità giudiziarie a metterlo sotto scorta, cambiando la sua vita radicalmente, e a farlo trasferire a Roma, lontano dalla sua città d’origine.





L’incubo, però, non si è concluso per Borrometi, che ha dovuto affrontare il problema della delegittimazione da parte delle autorità politiche. Recentemente, infatti, 8 deputati siciliani (tra i quali figura anche Giuseppe Gennuso, al centro di più inchieste, una delle quali per presunta corruzione elettorale) avrebbero messo in discussione l’attendibilità delle dichiarazioni e delle denunce della vittima di intimidazioni a sfondo mafioso, sostenendo perfino che il 36enne abbia agito per farsi “affidare una scorta permanente a carico dei contribuenti”.

“La scorta non l’ho chiesta io. La vita sotto scorta è un inferno, ribatte il giornalista dopo aver ricevuto l’esposto dalla Assemblea della Regione Siciliana.

Alcuni onorevoli, ben 5 su 8, avrebbero poi ritirato la propria firma dal documento che accusava lo scrittore di aver “inventato tutto”.

Pubblicando il video integrale del servizio su Facebook, Paolo Borrometi ha commentato: “Guardatelo fino alla fine e capirete (seppur una piccolissima parte) ciò che ho passato in tutti questi anni. La paura, la sofferenza, la stanchezza. Adesso questo parlamentare, dopo essere stato arrestato per aver corrotto il giudice, è condannato con sentenza definitiva per traffico di influenze. E decadrà dal Parlamento. Io lo avevo scritto e, dopo le minacce della mafia, è arrivata la sua delegittimazione… “.

Spero in un 2020 migliore, non tanto per me ma per Noi, per la Nostra Terra. Senza doverci vergognare che chi continua ad infangarla è parte delle Istituzioni”, conclude.

 

 

Immagine di repertorio