La minoranza ha abbandonato l'aula dichiarando che "un sindaco allergico alle critiche non può governare bene"
Stamani la relazione sull’attuazione del programma del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, esposta in consiglio comunale ha generato reazioni contrastanti da parte della maggioranza e della minoranza che, peraltro, ha abbandonato l’aula.
“Abbiamo apprezzato la relazione consapevoli del grande sforzo profuso dall’attuale amministrazione comunale nelle sue numerose articolazioni, apprezzando i passi avanti fatti sul fronte del bilancio (con un debito dell’ente passato da 568 milioni a 168 milioni), della raccolta differenziata (passata dal 14% al 30%), dell’aumento dei posti negli asili nido per i bambini della fascia d’età 0-6 anni (passati dal 7% al 35%), del + 49% sulla refezione scolastica e dell’aumento dei centri mensa”, dicono Giuseppe Milazzo, Leopoldo Piampiano, Dario Chinnici, Sabrina Figuccia, Domenico Bonanno, Salvatore Imperiale e Natale Puma.
“Fondamentali anche i passaggi sullo stato di avanzamento delle opere pubbliche nella nostra città (a titolo esemplificativo i lavori sul Ponte Corleone e sul Ponte Oreto, nonchè quelle sui marciapiedi rifatti e strade asfaltate grazie agli accordi quadro) e sugli impianti sportivi (riaperto il Palamangano, il Palaoreto ed il Pattinodromo e a breve la Piscina comunale, il Diamante e il Palazzetto dello dello Sport). Rimaniamo convinti che, anche alla luce del punto di partenza, i risultati confermino il lavoro fatto da questa amministrazione che legittimamente può e deve puntare alla riconferma per proseguire il lavoro già intrapreso”.
“La relazione del sindaco avrebbe dovuto aprire un confronto serio su quattro anni di governo della città. La maggioranza, con la presidenza del Consiglio comunale, ha invece deciso di ridurre il dibattito a cinque minuti per ciascun gruppo consiliare. Per questo abbiamo abbandonato i lavori. Soltanto due giorni fa i consiglieri di maggioranza hanno lasciato Lagalla solo in aula, facendo saltare la seduta. Oggi, forse per farsi perdonare quella figuraccia, sono tornati per garantirgli i numeri e risparmiargli le critiche. Un modo piuttosto singolare di intendere il confronto democratico: prima si ricompatta la maggioranza, poi si mette il bavaglio all’opposizione”, dicono i consiglieri e le consigliere del Partito Democratico, Arcoleo, Di Gangi, Piccione e Teresi, del Movimento 5 Stelle, Randazzo, Amella e Giuseppe Miceli, di AVS, Giambrone e Mangano, di Oso – Controcorrente, Argiroffi e Forello, di Progetto Civico Italia, Carmelo Miceli, del Gruppo Misto, Giaconia, e Franco Miceli.
“Lagalla non ha mai ascoltato davvero le opposizioni e la sua maggioranza oggi ha provato persino a limitarne la voce. In aula ha rivolto una critica neppure troppo velata anche ai giornalisti che in questi mesi hanno raccontato le carenze dell’azione amministrativa. Invece di rispondere nel merito, il sindaco se la prende con chi pone le domande e racconta i fatti. – aggiungono – Un sindaco allergico alle critiche non può governare bene, perché se non riconosce gli errori non può correggerli. Una democrazia solida non teme le domande, non limita le voci del dissenso e non attacca chi racconta ciò che non funziona. Palermo aveva e continua ad avere bisogno di amministratori capaci di ascoltare, correggere gli errori e assumersi le proprie responsabilità. Non di baroni che hanno fatto del manuale Cencelli il proprio libro mastro e rifiutano sistematicamente un confronto vero sulle proprie scelte e sulle conseguenze che queste producono sulla città”.