Trasfusione a testimone di Geova contro la sua volontà: medico condannato

Trasfusione a testimone di Geova contro la sua volontà: medico condannato

PALERMO – Lo scorso 6 aprile gli è stata riconosciuta la responsabilità penale, adesso c’è anche la condanna a un mese per il reato di violenza privata.

È ciò che è stato deciso per G.S., primario dell’ospedale di Termini Imerese, da parte del giudice Sabina Raimondo del tribunale del Palermitano. Secondo la sentenza, infatti, “nel caso di rifiuto manifestato dal paziente a trattamenti terapeutici, non è comunque invocabile dal medico la scriminante dello stato di necessità”.

Il medico avrebbe praticato un trattamento terapeutico sebbene la paziente avesse espressamente detto di non volerlo. Si tratta di una giovane testimone di Geova che, quando si verificò il fatto, aveva 24 anni ed era anche incinta: lei non voleva somministrata una trasfusione di sangue ma il primario avrebbe comunque eseguito il processo senza il suo assenso.

Il giudice, tra l’altro, ha parlato chiaro: il dottor S. avrebbe cercato di bypassare il “no” ricevuto dalla paziente chiedendo al pubblico ministero l’autorizzazione per somministrare il sangue nel corpo della giovane, specificando che quest’ultima fosse in fin di vita, condizione che, invece, non si sarebbe mai verificata.





Anzi: si tratterebbe di una 24enne lucida, cosciente e capace di intendere e di volere. Una nota dei testimoni di Geova, infatti, racconta l’episodio: la donna, che non voleva assolutamente il trattamento, sarebbe stata trattenuta da due infermieri mentre il medico curante effettuava la trasfusione.

A intervenire, e non senza polso fermo, è stato l’Ordine dei medici di Palermo tramite una dichiarazione del presidente Toti Amato: in sostanza, è chiaro che un medico debba rispettare la volontà di un paziente, ma in questi casi è naturale che entri in gioco il principio di scienza e coscienza, che induce il medico a fare di tutto pur di salvare la vita a colui o colei che sta curando. Rispettando, tra l’altro, il culto dei testimoni di Geova, il rifiuto di sangue “diventa un fatto drammatico per un medico, perché entra in gioco la sua integrità etica”.

L’Ordine ha chiesto l’acquisizione dei documenti a garanzia sia della paziente che del primario.

Immagine di repertorio