PALERMO – Oggi, 30 aprile, Palermo ricorda Pio La Torre, ucciso dalla mafia nel 1982. A 44 anni da quel delitto, la città rinnova il suo impegno con una giornata di iniziative tra memoria, istituzioni e scuole.
Chi era Pio La Torre
Pio La Torre non fu solo un politico; fu un visionario e un combattente instancabile. Nato nelle campagne palermitane, dedicò la sua giovinezza alla lotta contadina, schierandosi al fianco dei braccianti contro lo strapotere dei latifondisti e della mafia agraria.
La sua scalata politica, che lo portò fino alla Camera dei Deputati, ebbe un unico obiettivo: dotare lo Stato degli strumenti necessari per colpire Cosa Nostra lì dove fa più male, nel patrimonio.
Il contributo più significativo di Pio La Torre rimane la proposta di legge che porta il suo nome. Prima del suo intervento, il codice penale italiano non riconosceva il reato di associazione di tipo mafioso.
Pio La Torre però non vide mai la sua legge approvata: fu ucciso la mattina del 30 aprile 1982 in via generale Turba. Lo Stato varò il provvedimento solo pochi mesi dopo, sotto la spinta emotiva dell’uccisione del generale Carlo Alberto dalla Chiesa.
Le parole del sindaco Lagalla
“Oggi Palermo ricorda – dichiara il sindaco di Palermo Roberto Lagalla – Pio La Torre e questo significa interrogarsi sul senso profondo della sua battaglia: una lotta che non si è limitata alla denuncia della violenza mafiosa, ma che ha avuto il coraggio di colpire il cuore del potere criminale, seguendo il filo dei patrimoni, delle connessioni, delle complicità. La Torre ha cambiato il modo in cui lo Stato guarda alla mafia, trasformando l’indignazione in strumenti concreti di giustizia. Ma in quel 30 aprile non fu colpito solo un dirigente politico e sindacale di straordinaria lucidità. In quell’agguato fu spezzata anche la vita di Rosario Di Salvo, uomo delle istituzioni e della quotidiana fedeltà, che accanto a La Torre svolgeva il suo lavoro con dedizione e senso del dovere. Palermo oggi ha il dovere di custodire entrambe queste eredità, traducendole in azioni quotidiane, in scelte amministrative, in educazione civica. Non possiamo limitarci alla commemorazione. Dobbiamo misurare la distanza tra il loro sacrificio e il presente, e colmarla con responsabilità”.



