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18.12.2019

Il “re dell’eolico” patteggia la condanna insieme col figlio ed esce dal processo

di Redazione
Il “re dell’eolico” patteggia la condanna insieme col figlio ed esce dal processo

PALERMOVito Nicastri esce dal processo patteggiando una pena a due anni e dieci mesi per corruzione e intestazione fittizia di beni davanti al Tribunale di Palermo, gli è stata riconosciuta l’attenuante della collaborazione con la giustizia. Manlio Nicastri, suo figlio, ha patteggiato una condanna a due anni per gli stessi reati.

Il “re dell’eolico”, già incarcerato ad aprile, aveva tentato il patteggiamento a due anni e nove mesi in seguito a un’indagine su un giro di corruzione alla Regione Siciliana che ha coinvolto anche il suo faccendiere Paolo Arata. Il Gup aveva rigettato l’istanza ritenendo le accuse a carico di Nicastri di massima gravità. Era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ed è ritenuto uno tra i finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. A giugno ha iniziato a parlare coi pm rivelando i nomi dei soggetti coinvolti nell’ennesimo caso di corruzione nella burocrazia regionale.

Il patteggiamento è stato ora formalizzato, col parere favorevole della Procura, davanti al Tribunale di Palermo, presieduto da Roberto Murgia, dagli Avvocati Giovanni Di Benedetto e Sebastiano Sara.

Il processo è nato in seguito all’inchiesta che ha coinvolto il consulente della Lega Paolo Arata, Vito Nicastri – in affari con la mafia – i suoi figli, l’imprenditore Antonello Barbieri e il dirigente regionale Alberto Tinnirello. Il procedimento si focalizzava su un giro di tangenti pagate a funzionari regionali per ottenere la velocizzazione degli iter di rilascio delle autorizzazioni relative alla realizzazione di due impianti di biometano a Calatafimi e Francofonte. “Ho consegnato a Causarano personalmente nei miei uffici 100 mila euro in tranche da 10-12 mila euro – ha raccontato Nicastri ai pm -, denaro che secondo quanto riferitomi da Causarano avrebbe dovuto consegnare a Tinnirello”.

Il funzionario dell’assessorato Causarano ha scelto il rito abbreviato insieme con Paolo Arata e il figlio Francesco, accusati di corruzione e intestazione fittizia di beni, col dirigente regionale Alberto Tinnirello, accusato di corruzione e con l’imprenditore milanese Antonello Barbieri che è indagato per autoriciclaggio e intestazione fittizia.

L’istanza di patteggiamento per i Nicastri è stata accolta in seguito alla confessione e collaborazione di Vito Nicastri.

Fonte immagine Ilmessaggero.it

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