Il cortometraggio d'esordio, vincitore del 72esimo Taormina Film Festival
Proiettato al Cinema King a Catania l’8 luglio scorso, il cortometraggio d’esordio “Spalla a Spadda” – vincitore del 72esimo Taormina Film Festival – del regista Louis Nabil Djalili, è un’opera che evita ogni stereotipo per restituire una Sicilia autentica, intima e profondamente umana.
C’è già tutto nel titolo del cortometraggio “Spalla a Spadda”: l’incontro tra l’italiano “spalla” e il dialetto siciliano “spadda”, due parole che si fondono in una metafora di collaborazione, aiuto reciproco e vicinanza. È il simbolo di un dialogo tra mondi diversi che trova la sua massima espressione nello sguardo del regista londinese che, dopo aver sposato una donna catanese, ha deciso di “sposare” anche la Sicilia, scegliendo di viverla dall’interno, comprenderne la mentalità, gli usi, le abitudini, il linguaggio e quella storia che ne ha plasmato l’identità.
La scelta del bianco e nero, come spiega il regista, non è soltanto una soluzione estetica, ma un linguaggio narrativo che spoglia la realtà del superfluo, concentrando lo sguardo sui volti, sulle emozioni, sui luoghi di Catania e sulle storie che li attraversano.
Nei racconti dei personaggi che si incontrano e si sfiorano emerge quella frantumazione dell’io e quell’incomunicabilità tanto care a Pirandello: uomini e donne che, tra equivoci e incomprensioni, cercano di spiegare il proprio mondo e la propria visione della realtà, dimostrando come ogni verità sia inevitabilmente soggettiva.
Particolarmente commovente è la figura del pescatore che racconta al nipote la propria giovinezza, l’arrivo degli americani nel 1943, il difficile periodo dell’emigrazione in Svizzera e il successivo ritorno al mare. Un mestiere scelto perché sinonimo di libertà, ma che porta con sé anche la durezza della fatica e il peso di trasmettere, quasi involontariamente, lo stesso destino alle nuove generazioni. È una storia che diventa memoria collettiva e riflessione sul rapporto tra radici, sacrificio e futuro.
Di grande intensità anche la scena ambientata al bar, dove un dialogo costruito attorno ai luoghi comuni che ancora oggi animano il dibattito tra i siciliani assume una dimensione profondamente pirandelliana.
Nessuno possiede una verità assoluta: ogni personaggio osserva la realtà attraverso la propria esperienza, offrendo allo spettatore uno spaccato sincero e mai banale della società siciliana.
“Per comprendere i siciliani bisogna viverci accanto e smontare i pregiudizi”, ha ribadito il regista durante l’incontro con il pubblico, e per conoscere la verità, occorre guardare con altri occhi, rispetto a quelli da turista. Ed è proprio dal pubblico che è arrivata una delle riflessioni più significative della serata: l’auspicio che questo “spalleggiarsi“, questa esperienza di un uomo nato a Londra che ha imparato ad amare profondamente la Sicilia fino a dedicarle un film, possa rappresentare un messaggio per i tanti giovani presenti in sala. Ragazzi accorsi inizialmente per sostenere gli amici coinvolti nel progetto, ma che potrebbero trovare in questa storia un invito a restare, a credere nella propria terra e a impegnarsi per cambiarne gli aspetti più difficili, senza rinunciare alla straordinaria bellezza e alla ricchezza umana che la rendono unica.
Bravi gli attori, molto bella la fotografia e le emozioni che se ne ricavano.
“Spalla a Spadda” è , quindi, un cortometraggio che racconta la Sicilia senza retorica, con delicatezza e profondità, ricordandoci che solo stando “spalla a spadda”, gli uni accanto agli altri, è possibile superare i pregiudizi, custodire la memoria, e costruire il futuro.





