Pur in assenza di un movente accertato, la Corte ha ritenuto solido e coerente il quadro indiziario presentato dall'accusa
La Corte d’Assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Kamel El Abed e Alì El Abed Baguera, zio e nipote di origine tunisina, ritenuti colpevoli dell’omicidio di Badr Boudjemai. La vittima, un cameriere stimato e molto conosciuto in città, venne assassinata a colpi di pistola nel cuore di Palermo la notte del 4 novembre del 2023, dopo aver terminato il proprio turno di lavoro.
Secondo la ricostruzione accusatoria accolta dai giudici, il delitto sarebbe stato pianificato dallo zio, Kamel El Abed, ed eseguito materialmente dal nipote, Alì El Abed Baguera. Entrambi lavoravano in un locale situato a breve distanza dal ristorante della zona del porto in cui prestava servizio Boudjemai.
La notte dell’omicidio, il cameriere è stato seguito lungo la strada subito dopo aver chiuso l’attività. A tradire l’esecutore materiale sono state le numerose telecamere di videosorveglianza della città: i filmati analizzati dagli inquirenti hanno permesso di mappare con precisione tutti i movimenti del killer, fornendo agli investigatori gli elementi chiave per ricostruire la dinamica e risalire ai due odierni condannati.
Nonostante la pesante condanna inflitta in primo grado, la vicenda presenta ancora dei punti di domanda. Nel corso di tutto il procedimento giudiziario, infatti, entrambi gli imputati si sono sempre professati con forza del tutto innocenti ed estranei ai fatti. Inoltre, la reale causale che ha spinto i due a pianificare ed eseguire una vera e propria esecuzione ai danni del cameriere non è mai stata chiarita in modo definitivo nel corso delle indagini.