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20.08.2026

Bimba morta per sospetta difterite a Palermo, l’infettivologo: “I medici non hanno sbagliato”

di Redazione | 2 min di lettura

Antonio Cascio: "Il batterio potrebbe ancora circolare attraverso portatori sani". Attenzione sui contatti della piccola, prevista la profilassi per le persone a rischio

Bimba morta per sospetta difterite a Palermo, l’infettivologo: “I medici non hanno sbagliato”
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Il batterio della difterite potrebbe essere ancora in circolazione, anche attraverso persone che lo ospitano senza manifestare alcun sintomo. È uno degli aspetti sui quali si concentra l’attenzione dopo la morte della bambina di quattro anni all’ospedale Di Cristina di Palermo per una sospetta difterite.

A intervenire sul caso è Antonio Cascio, direttore dell’Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo, che sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione alle persone entrate in contatto con la piccola.

“Il batterio della difterite potrebbe ancora circolare e possono esserci portatori sani, dunque inconsapevoli”, spiega l’infettivologo.

“Difficile capire come sia entrata in contatto con il batterio”

La rarità della malattia nel nostro Paese rende particolarmente complessa anche la ricostruzione dell’origine del contagio.

“Non ci sono casi di difterite in Italia da tantissimi anni – afferma Cascio – ed è difficile capire come la bambina possa essere entrata in contatto con il batterio”.

Secondo l’esperto, pur essendo la malattia considerata debellata nel Paese, non sono state effettuate indagini specifiche per stabilire se il batterio continui a circolare tra la popolazione. Una delle possibilità è rappresentata proprio dai portatori sani, che possono avere il batterio senza sviluppare sintomi e trasmetterlo inconsapevolmente.

Sotto attenzione le persone entrate in contatto con la bambina

Adesso uno degli aspetti prioritari riguarda la ricostruzione dei contatti avuti dalla piccola.

«Il rischio è abbastanza elevato per chiunque possa essere entrato in contatto con lei, ancora di più se non vaccinato», sottolinea Cascio.

Secondo l’infettivologo, saranno tracciati gli spostamenti della bambina e individuate le persone maggiormente esposte, che potranno essere sottoposte a profilassi preventiva. Per i componenti non vaccinati del nucleo familiare è prevista inoltre la vaccinazione.

“I medici non hanno sbagliato: può manifestarsi come una tonsillite”

Cascio interviene anche sulle circostanze che hanno preceduto la diagnosi e difende l’operato dei sanitari che hanno avuto in cura la bambina.

“I colleghi non hanno sbagliato – afferma – la malattia si manifesta come una tonsillite ed è davvero difficile pensare a una diagnosi differenziale”.

La difterite è infatti diventata talmente rara in Italia che anche uno specialista potrebbe non essersi mai trovato direttamente davanti a un caso.

“Io stesso, che sono un esperto – conclude Cascio – non ho mai avuto a che fare con un caso”.

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