La Procura di Palermo contesta l’aiuto alla latitanza del capomafia di Castelvetrano
Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del boss mafioso di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, risultano indagate dalla Procura di Palermo con l’accusa di procurata inosservanza della pena per aver aiutato il fratello durante il lungo periodo di latitanza.
La notizia emerge da un provvedimento del Gip che, pur riconoscendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti delle due donne, ha respinto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura.
Secondo quanto riportato, i magistrati palermitani avevano inizialmente contestato alle due sorelle anche il reato di associazione mafiosa, chiedendone l’arresto.
Il giudice per le indagini preliminari ha però riqualificato l’accusa in procurata inosservanza della pena, ritenendo che le indagate abbiano favorito la latitanza del boss senza tuttavia ravvisare gli estremi per contestare la partecipazione all’associazione mafiosa.
Nel provvedimento il Gip avrebbe evidenziato come, nonostante i gravi indizi raccolti dagli investigatori, non sussistano attualmente esigenze cautelari tali da giustificare l’arresto delle due donne, anche alla luce della morte di Matteo Messina Denaro.
Il capomafia di Castelvetrano, arrestato nel gennaio 2023 dopo trent’anni di latitanza, è deceduto nel settembre dello stesso anno.
Su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, carabinieri e polizia hanno inoltre eseguito perquisizioni nell’abitazione di un’avvocatessa di Campobello di Mazara, nel Trapanese, oggi deceduta.
La legale, in passato, aveva assistito Matteo Messina Denaro e alcuni suoi favoreggiatori.
Le forze dell’ordine stanno inoltre effettuando accertamenti nello studio professionale della donna, nel frattempo passato al figlio. Le attività investigative vengono svolte alla presenza del pubblico ministero Gianluca De Leo.
L’avvocato che ha ereditato lo studio non risulta indagato.
La Procura di Palermo ha già presentato appello al Tribunale del Riesame contro la decisione del Gip, chiedendo una nuova valutazione della posizione delle due indagate.