La polizia scopre che si sarebbe trattato di un “gioco” finito in tragedia
Una vicenda dai contorni drammatici, che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia, è stata ricostruita dalla Polizia di Stato dopo settimane di indagini coordinate dalla Procura di Enna.
Nel tardo pomeriggio del 19 aprile 2026, un ragazzo di 17 anni residente a Barrafranca era arrivato in ospedale in condizioni gravissime dopo essere stato colpito alla schiena da un proiettile.
I medici avevano riscontrato:
con conseguente prognosi riservata.
Gli accertamenti tecnici avevano permesso di individuare nel corpo del giovane un piombino metallico di 6 millimetri, che aveva attraversato circa 12 centimetri di tessuti e organi interni.
Secondo quanto emerso, soltanto per pochi millimetri il proiettile non avrebbe lesionato vasi sanguigni vitali, circostanza che avrebbe potuto provocare la morte del ragazzo nel giro di pochi minuti.
Sin dai primi momenti, però, la versione fornita dal minorenne aveva insospettito gli investigatori della Squadra Mobile di Enna.
Il giovane aveva infatti dichiarato di non aver sentito lo sparo e di non aver visto nessuno nelle vicinanze.
Una ricostruzione ritenuta poco credibile dagli inquirenti, che hanno subito concentrato l’attenzione sul contesto familiare della vittima.
La Polizia ha quindi avviato una serrata attività investigativa, andata avanti senza interruzioni nelle 24 ore successive ai fatti.
Gli agenti hanno eseguito:
Le indagini, secondo quanto riferito, si sarebbero svolte anche in un clima di forte ostilità e omertà.
Alla fine, gli investigatori sono riusciti a ottenere una versione ritenuta veritiera dal giovane ferito.
Il ragazzo avrebbe raccontato che a sparare era stato il fratello maggiore durante un momento definito “goliardico”.
Secondo la ricostruzione emersa, dunque, non si sarebbe trattato di un tentato omicidio ma di un grave incidente provocato dall’uso imprudente dell’arma.
Dopo l’ammissione dei fatti, il fratello maggiore avrebbe indicato agli investigatori il luogo dove aveva nascosto l’arma utilizzata.
La Polizia ha così recuperato una carabina ad aria compressa con ottica di precisione, occultata all’interno di un fondo agricolo.
L’uomo è stato denunciato all’Autorità giudiziaria per:
La Questura di Enna ha sottolineato come la vicenda evidenzi la pericolosità anche delle armi ad aria compressa di libera vendita, se utilizzate senza le necessarie precauzioni.
Resta valida, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.