Le opere sono esposte in Cattedrale nella Cappella di S. Rosalia.
Nel suo messaggio, nel piano Cattedrale, per il 402esimo festino di Santa Rosalia a Palermo l’arcivescovo Corrado Lorefice ha letto i messaggi sul proprio lavoro degli studenti dell’accademia di Belle arti che hanno accettato di raffigurare Santa Rosalia prevalentemente con la tecnica dell’Acquaforte e dell’Acquatinta.
Le loro opere sono esposte in Cattedrale nella Cappella di S. Rosalia.
“Santa Rosalia, amata nostra Santuzza e nostra celeste Patrona – ha detto Lorefice – stasera tu ci vuoi parlare attraverso il messaggio di alcuni giovani della tua e nostra città, figli e figlie di questo nostro tempo ma ugualmente belli e coraggiosi come te, ispirati come te. Sono stati donati dalla vita a questa terra “bella e tormentosa”. Compartecipi pure loro di questi giorni marcati da incertezza e paura, ma anche da inequivocabili segni di speranza”.
“Le loro parole – come le tue – arrivano al cuore della città, di noi tutti che la viviamo, nelle case, nei quartieri, nelle strade, nelle piazze segnati da nuove e vecchie ferite, sofferenze e contraddizioni, ansie e paure, privazioni e incertezze, violenza e morte – ha proseguito – Parole che risuonano nel nostro oggi che grida l’urgenza di aria pulita, di resistenza, di liberazione, di riscatto, di futuro. Per tutti: adulti e bambini, anziani, adolescenti e giovani. Per quanti la abitano e la affrescano con i diversi colori della pelle, la arricchiscono con le differenti lingue e culture, fedi e spiritualità. Sono le parole delle allieve e degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti. Le loro opere sono esposte in Cattedrale nella Cappella di S. Rosalia. Ciascuna porta una didascalia con la spiegazione di ciò che rappresenta. Ne leggo alcune”.
“Arrivino queste parole nel profondo delle nostre coscienze ha continuato – Nate dalla carne dei nostri giovani, si imprimano nella nostra carne. Rosalia, ne siamo certi, è certamente fiera di questi giovani suoi promettenti concittadini”. Lorefice ha poi letto i messaggi dei giovani artisti tra cui quello di Elena: “In questa incisione […] ho voluto una Santa Rosalia come una ragazza di oggi, con la tristezza che diventa la rabbia di chi non ci sta con il nuovo sistema. La sua non è mancanza di rispetto, ma una “rabbia sacra” contro le nuove pesti che soffocano Palermo: la mafia, la violenza e la cultura delle armi. Il suo aspetto duro è un’armatura per difendere la città che ha alle spalle, stanca e ferita. Rosalia oggi non prega in silenzio, ma urla la sua ribellione contro il male reale che distrugge il nostro futuro”.