I responsabili sarebbero riusciti a eludere i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza
Un clamoroso furto d’arte è stato messo a segno nella serata di Ferragosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, dove alcuni ladri sono riusciti a introdursi nelle sale espositive e a portare via quattro opere attribuite ad Antonello da Messina.
Secondo quanto emerso, i responsabili sarebbero riusciti a eludere i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, agendo con grande precisione all’interno del museo.
Dal museo sono state sottratte tre tavole su cinque del celebre Polittico di San Gregorio, conosciuto anche come Polittico del Rosario, oltre a una tavoletta bifronte raffigurante da un lato la Madonna con il Bambino benedicente e un francescano in adorazione e, dall’altro, il Cristo in Pietà.
La tavoletta sarebbe stata estratta direttamente da una teca blindata prima di essere portata via.
Il Polittico di San Gregorio era stato commissionato ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia.
L’opera era originariamente composta da sei tavole. Al centro si trovava la Madonna in trono con il Bambino e angeli reggicorona, detta anche Madonna del Rosario per la presenza del rosario raffigurato sul gradino.
Ai lati erano rappresentati San Gregorio e San Benedetto, mentre nel registro superiore comparivano l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata. La tavola centrale della cimasa, che probabilmente raffigurava Cristo morto sorretto dagli angeli, è andata perduta nel tempo.
Tra le opere sottratte c’è anche la piccola tavola bifronte attribuita ad Antonello da Messina nel 2003.
Nello stesso anno l’opera venne venduta dalla casa d’aste Christie’s alla Regione Siciliana. Proveniva dalla collezione di Wilhelm Soldan, nella quale si trovava dal 1930.
Per le sue dimensioni ridotte, gli studiosi ritengono che fosse stata realizzata per il culto privato, destinata quindi alle preghiere personali. Attraverso confronti stilistici con altre opere certe del maestro messinese, la sua realizzazione è stata collocata tra il 1465 e il 1474.
Subito dopo la scoperta del colpo sono intervenute le forze di polizia e gli specialisti della Scientifica.
Sono stati avviati i rilievi tecnici all’interno delle sale per ricostruire con precisione le modalità dell’effrazione, verificare come siano stati superati i sistemi di sicurezza e raccogliere eventuali tracce utili all’identificazione dei responsabili.
Il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina è ospitato dal 2017 nel nuovo complesso museale ed è intitolato a Maria Accascina, storica dell’arte e direttrice dell’istituto dal 1949 al 1963.
La struttura sorge nell’area dove si trovavano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano di San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908. Dell’antico complesso sono ancora visibili parti dell’impianto della chiesa e la cripta, oggi inglobata nel percorso espositivo.
Il museo si sviluppa su tre livelli, due dei quali destinati alle esposizioni, per una superficie complessiva di 17.118 metri quadrati, comprendendo anche spazi esterni con elementi architettonici.
Gran parte delle raccolte custodite al MuMe proviene dalla Messina precedente al terremoto del 1908 e testimonia il ruolo centrale avuto per secoli dalla città nei commerci e negli scambi culturali del Mediterraneo.
Il museo è conosciuto a livello internazionale soprattutto per i capolavori di Antonello da Messina e Caravaggio, ma conserva opere e reperti che raccontano la storia artistica e culturale della città dal popolamento preistorico del IV millennio avanti Cristo fino al XIX secolo.
Dopo il devastante terremoto del 1908, dal 1911 la Filanda Mellinghoff, rimasta integra, iniziò a ospitare le opere recuperate. La struttura divenne sede del museo nazionale dalla sua istituzione, nel 1914, sotto la direzione di Enrico Mauceri, al quale si deve un primo ordinamento delle collezioni. L’inaugurazione avvenne nel 1922.
Negli anni successivi furono elaborati diversi progetti per una nuova sede, tra cui quello presentato da Francesco Valenti nel 1916 e l’ipotesi di recuperare il Monte di Pietà secondo un progetto di Armando Dillon, senza però arrivare alla realizzazione.
Durante la Seconda guerra mondiale, le collezioni vennero trasferite nel Monastero di San Placido Calonerò per metterle al riparo e furono riportate nella sede precedente al termine del conflitto.
Fu Maria Accascina a guidare il riordinamento del museo dopo i danni provocati dai bombardamenti.
Dopo anni di lavoro, l’istituto riaprì nel 1954 con un progetto museografico moderno, mentre continuava a essere perseguito l’obiettivo di dotare Messina di un edificio adeguato all’importanza delle collezioni.
Il furto avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 agosto colpisce dunque uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale siciliano. Le indagini sono in corso per individuare gli autori del colpo e recuperare le quattro opere sottratte.