"La sicurezza nei luoghi di lavoro resta una delle principali emergenze sociali del Paese"
La Sicilia è tra le regioni italiane più colpite dalle morti sul lavoro. L’isola si trova al secondo posto in Italia, con un indice di incidenza pari a 17,5 morti ogni milione di occupati.
Nei primi cinque mesi del 2026, nell’Isola sono stati registrati 26 decessi in occasione di lavoro, con un indice di incidenza ben al di sopra della media nazionale, fissata a 11,2. È quanto emerge dalle elaborazioni dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, realizzate su dati Inail aggiornati al 31 maggio 2026. Le statistiche prendono in considerazione solo gli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro, escludendo quindi quelli in itinere.
La graduatoria nazionale per indice di incidenza vede al primo posto la Puglia, con 23 morti e un indice di 17,7. Subito dopo c’è la Sicilia, con 26 casi, pari al 9,7% del totale nazionale. Seguono Liguria, Calabria e Trentino Alto Adige. Il dato siciliano preoccupa soprattutto perché l’Isola, pur avendo meno occupati rispetto a regioni economicamente più grandi, presenta un’incidenza molto elevata rispetto alla popolazione lavorativa. A livello nazionale, tra gennaio e maggio 2026, i morti in occasione di lavoro sono stati 269, in lieve calo rispetto ai 277 dello stesso periodo del 2025. Il totale complessivo, includendo anche i decessi in itinere, arriva invece a 370 casi.
Il quadro provinciale mostra una Sicilia divisa, ma con diversi territori oltre la soglia di rischio. Palermo è la provincia con il maggior numero di vittime, 12, e con l’indice più alto nell’Isola. Seguono Catania, con 5 decessi, Messina, con 3, Ragusa e Trapani, entrambe con 2, Enna e Siracusa, con un caso ciascuna. Più basso il dato di Siracusa, che registra un indice di 8,1. Per Agrigento e Caltanissetta, nel periodo analizzato, non risultano morti in occasione di lavoro nelle tabelle dell’Osservatorio.
Il dato più pesante in Sicilia riguarda Palermo, che con 12 morti sul lavoro e un indice di incidenza pari a 35,0 si colloca al quarto posto nazionale tra le province italiane. Nella classifica dell’Osservatorio, Palermo è preceduta solo da Vercelli, Taranto e Vibo Valentia. Il capoluogo siciliano è quindi tra i territori italiani con il rapporto più alto tra vittime e occupati.
Tra le province siciliane compaiono nelle fasce di maggiore criticità anche Enna, con un caso e un indice di 21,1, Ragusa, con 2 morti e indice 16,5, Messina, con 3 casi e indice 16,0, Trapani, con 2 casi e indice 15,3, e Catania, con 5 morti e indice 14,7.
Il fenomeno resta nazionale e riguarda in particolare alcuni comparti produttivi. Secondo Vega Engineering, nei primi cinque mesi del 2026 il settore con il maggior numero di morti sul lavoro in Italia è quello delle costruzioni, con 44 casi, seguito da trasporto e magazzinaggio, con 34 vittime, e dalle attività manifatturiere, con 30 decessi. Il dato conferma la maggiore esposizione dei lavoratori impiegati nei cantieri, nella logistica, nella movimentazione e nei processi industriali.
Il calo dei morti rispetto al 2025 non coincide con un miglioramento complessivo del quadro infortunistico. Le denunce di infortunio sul lavoro in Italia sono infatti aumentate: da 247.681 nei primi cinque mesi del 2025 a 261.389 nello stesso periodo del 2026, con una crescita del 5,5%. Gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro sono saliti a 220.395, mentre quelli in itinere sono arrivati a 40.994. Un segnale che, pur in presenza di una lieve riduzione dei decessi, la sicurezza nei luoghi di lavoro resta una delle principali emergenze sociali del Paese.