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17.08.2018

Cerca marito “sofisticato”, ma l’agenzia ne ha pochi nell’elenco: manager 47enne rimborsata

di Redazione
Cerca marito “sofisticato”, ma l’agenzia ne ha pochi nell’elenco: manager 47enne rimborsata

Cercare l’anima gemella non è mai facile e ai tempi di internet c’è chi ancora ricorre alle agenzie matrimoniali per trovare il partner della propria vita.

Un’attività che dovrebbe richiedere professionalità e correttezza secondo quanto anche stabilito da un tribunale inglese che con una sentenza esemplare ha deciso di condannare un’impresa britannica a risarcire una donna manager di Londra per ben 13.100 sterline, ovvero oltre 14.600 euro, a titolo di rimborso per quanto corrisposto e per i danni subiti per essere stata ingannata.

L’agenzia, secondo quanto stabilito dal giudice, le avrebbe infatti erroneamente promesso di disporre di un numero considerevole di uomini che potessero corrispondere ai suoi desideri, un’affermazione rivelatasi poi non veritiera. Tereza Burki, questo il nome della donna d’affari, 47 anni e madre di tre figli, aveva deciso di fare ricorso ai servizi della “Seventy Thirty” nel 2013, dopo il divorzio dal marito.

Cercava un uomo sofisticato, possibilmente attivo nel settore finanziario, con uno stile di vita agiato, che fosse disponibile a viaggiare all’estero e, soprattutto, desiderasse avere dei figli perché lei ne voleva un quarto. Richieste per niente modeste ha sottolineato il giudice Richard Parkes dell’Alta Corte di Londra, per le quali però la donna si era rivolta appositamente a un’agenzia esclusiva, che prometteva “la crème de la crème” dei single disponibili. Inoltre, aveva tariffe molto alte. Per i suoi servizi Burki aveva, infatti, sborsato ben 12.600 sterline (circa 14mila euro al cambio di allora). Senza riuscire a trovare un marito.

Come riporta il Guardian, ora il giudice ha stabilito che Seventy Thirty ha ingannato la 47enne quando le ha assicurato di avere un numero considerevole di uomini facoltosi iscritti. Il numero reale dei suoi membri di sesso maschile si è, infatti, rivelato di 100 in totale, che il giudice non ha ritenuto “considerevole”. I criteri di individuati dalla donna, ha aggiunto, avrebbero del resto ridotto ulteriormente questo numero.

Il tribunale ha accordato alla 47enne il rimborso del prezzo versato di 12.600 sterline, oltre a 500 sterline per danni. Tuttavia, la signora Burki, ha dovuto subire la beffa di dover pagare a sua volta 5mila sterline all’agenzia: il giudice ha riconosciuto che la donna ha diffamato la Seventy Thirty in una sua recensione su Google del 2016.