Al momento, dietro la morte di Stefano Argentino, si trovano indagati sette individui
“Il carcere non può essere un luogo di marginalizzazione dei più fragili“, sono queste le parole usate dal Quirinale in merito al caso Stefano Argentino, morto nella casa circondariale di Gazzi il 6 agosto dell’anno scorso. A tale missiva si deve l’appello proveniente dalla madre del giovane, rivoltasi direttamente al Capo dello Stato per chiedere verità e giustizia sulla morte del figlio.
Stefano Argentino, 26enne originario di Noto, si trovava in carcere per il femminicidio di Sara Campanella, avvenuto nel marzo del 2025 a Messina. La sua morte in cella, poi, aveva già ai tempi aperto un capitolo giudiziario in merito alle possibili condizioni di negligenza presenti all’interno della struttura carceraria.
“Il carcere – Così recita la missiva, firmata anche dal Consigliere del Presidente della Repubblica per gli affari dell’amministrazione della giustizia – non può essere un luogo di marginalizzazione dei più fragili, nel quale si perde ogni speranza. La morte di suo figlio rappresenta, purtroppo, una grave sconfitta dello Stato”.
La famiglia di Stefano quindi, assistita dall’avvocato Giuseppe Cultrera, denuncia la revoca di sorveglianza speciale al giovane, nonostante le esplicite volontà suicide esercitate dallo stesso. Ad intervenire durante il processo gli avvocati Stefano Andolina e Salvatore Catalfo, i quali avvallano le richieste portate avanti da Cultrera, che ha dichiarato:
“Sapevamo già che quanto successo fosse una grave sconfitta per lo Stato che ha la custodia del detenuto”. Una sentenza che evidenzia come, all’interno della lettera, venga confermata la fragilità del sistema carcerario.
La nota da parte del Colle quindi, pur non entrando mai nel merito della vicenda, accentua la dimensione umana e costituzionale della detenzione. A venir espressa, infatti, la “più sentita partecipazione e vicinanza umana per la dolorosa vicenda“. Il punto ribadito è quindi chiaro: il carcere non deve abdicare alla speranza e alla tutela dei più fragili.
A rispondere alla nota i familiari di Stefano Argentino, per il tramite della madre Daniela Santoro, che si dichiarano profondamente grati per le parole del presidente della Repubblica.
“Il messaggio -Si legge poi all’interno di una nota – pervenuto tramite il Consigliere per gli affari dell’amministrazione della giustizia rappresenta un conforto prezioso e un sollievo per una ferita che resta lacerante per l’intera famiglia. Le parole giunte dal Quirinale restituiscono dignità alla memoria di Stefano e confermano con ferma e dolorosa lucidità una realtà che non può essere taciuta: “Il carcere non può essere un luogo di marginalizzazione dei più fragili, nel quale si perde ogni speranza. La morte di suo figlio rappresenta, purtroppo, una grave sconfitta dello Stato”.
La famiglia di Stefano ribadisce, quindi, con forza che “la tragica scomparsa di Stefano non può e non deve rimanere confinata nel silenzio“.
Alimentati da questo spirito i familiari di Stefano “auspicano fermamente che le indagini in corso procedano con il massimo rigore e senza indugio alcuno, affinché vengano individuate con chiarezza tutte le responsabilità che hanno condotto alla morte di Stefano.
Fare piena luce su quanto accaduto è un atto di giustizia dovuto a una madre e a una famiglia devastate dal dolore, ma è anche un passaggio necessario per riscattare la credibilità delle istituzioni e per far sì che simili drammi non si ripetano mai più”.
I familiari di Stefano Argentino, con l’obiettivo di ricostruire con esattezza le circostanze dietro la morte del figlio, hanno quindi deciso di rivolgersi a chiunque abbia delle informazioni in merito. Per tale motivo è stata quindi istituita una casella di posta elettronica apposita: VeritaPerStefanoArgentino@gmail.com.