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24.08.2026

Robot per i prelievi di sangue. UGL: “La tecnologia non può sostituire infermieri e operatori”

di Redazione | 3 min di lettura

Giuliano: "Innovazione sì, ma nessun algoritmo può essere la risposta alla carenza di personale". Il sindacato chiede investimenti, formazione e garanzie sull’impatto occupazionale

Robot per i prelievi di sangue. UGL: “La tecnologia non può sostituire infermieri e operatori”
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Robot capaci di effettuare autonomamente i prelievi di sangue possono rappresentare un’importante innovazione per la sanità, ma non devono diventare uno strumento per sopperire alla carenza di infermieri e professionisti sanitari. È la posizione espressa da Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, dopo l’autorizzazione negli Stati Uniti di Aletta, dispositivo robotico sviluppato da Vitestro.

“La tecnologia può rappresentare un valido strumento di supporto – afferma Giuliano – ma non può diventare l’alibi per continuare a non affrontare il problema strutturale della carenza di personale sanitario, soprattutto infermieristico”.

Il robot individua la vena ed effettua il prelievo

Secondo quanto riportato nella nota di UGL Salute, il dispositivo, destinato agli adulti in ambito ambulatoriale, è in grado di individuare la vena attraverso sistemi di imaging, effettuare il prelievo e completare la procedura, mantenendo comunque la supervisione di un professionista formato.

Proprio la possibilità che sistemi di questo tipo possano essere utilizzati per fronteggiare la carenza di personale apre, secondo il sindacato, una questione che riguarda direttamente anche il futuro del Servizio sanitario nazionale italiano.

“Non siamo contrari all’innovazione, anzi – sottolinea Giuliano –. Robotica, intelligenza artificiale e automazione possono essere preziosi alleati per alleggerire il carico delle attività ripetitive e consentire agli operatori di concentrarsi maggiormente sull’assistenza e sulla relazione con il paziente”.

Ma il punto, per UGL, è chiaro: “Un robot può essere uno strumento, non la soluzione alla carenza di professionisti“.

“Gli operatori siano impiegati per rafforzare l’assistenza”

Il sindacato pone anche il problema delle conseguenze che l’automazione potrebbe avere sull’organizzazione del lavoro. Se in futuro un singolo professionista potesse supervisionare contemporaneamente più dispositivi, secondo UGL gli operatori liberati da determinate mansioni non dovrebbero essere sostituiti o tagliati.

“Dovranno essere reimpiegati per rafforzare l’assistenza, ridurre i carichi di lavoro, abbattere le liste d’attesa e migliorare la qualità del servizio“, sostiene Giuliano.

UGL: “La modernizzazione deve partire dalle persone”

L’introduzione di robotica e intelligenza artificiale nella sanità italiana, secondo UGL Salute, dovrà essere accompagnata da regole precise, formazione del personale, valutazione dei rischi e responsabilità professionali chiaramente definite, garantendo al tempo stesso la sicurezza di lavoratori e pazienti.

“Non possiamo immaginare un futuro nel quale si acquistano macchinari per compensare organici insufficienti, mentre infermieri e altri professionisti continuano a lavorare in condizioni di pressione crescente. La modernizzazione del Servizio sanitario nazionale deve partire dalle persone e utilizzare la tecnologia per valorizzarle, non per sostituirle“.

La richiesta di un confronto con le istituzioni

UGL Salute chiede quindi alle istituzioni di aprire un confronto sull’impatto dell’intelligenza artificiale e della robotica sul lavoro sanitario, coinvolgendo anche le organizzazioni sindacali.

“Vogliamo innovazione, ma con più sicurezza, più formazione, più occupazione qualificata e più tempo dedicato ai pazienti – conclude Giuliano –. Il futuro della sanità non può essere costruito sostituendo il personale che oggi manca: deve essere costruito mettendo finalmente il personale nelle condizioni di lavorare meglio”.

Per il sindacato, ogni progetto di introduzione di sistemi robotici e di IA nel Servizio sanitario nazionale dovrebbe quindi prevedere anche una valutazione dell’impatto occupazionale, affinché l’efficienza tecnologica si traduca in migliori condizioni di lavoro e in una maggiore qualità dell’assistenza.

Foto di repertorio

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