PALERMO – Vito Nicastri esce dal processo patteggiando una pena a due anni e dieci mesi per corruzione e intestazione fittizia di beni davanti al Tribunale di Palermo, gli è stata riconosciuta l’attenuante della collaborazione con la giustizia. Manlio Nicastri, suo figlio, ha patteggiato una condanna a due anni per gli stessi reati.
Il “re dell’eolico”, già incarcerato ad aprile, aveva tentato il patteggiamento a due anni e nove mesi in seguito a un’indagine su un giro di corruzione alla Regione Siciliana che ha coinvolto anche il suo faccendiere Paolo Arata. Il Gup aveva rigettato l’istanza ritenendo le accuse a carico di Nicastri di massima gravità. Era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ed è ritenuto uno tra i finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. A giugno ha iniziato a parlare coi pm rivelando i nomi dei soggetti coinvolti nell’ennesimo caso di corruzione nella burocrazia regionale.
Il patteggiamento è stato ora formalizzato, col parere favorevole della Procura, davanti al Tribunale di Palermo, presieduto da Roberto Murgia, dagli Avvocati Giovanni Di Benedetto e Sebastiano Sara.
Il processo è nato in seguito all’inchiesta che ha coinvolto il consulente della Lega Paolo Arata, Vito Nicastri – in affari con la mafia – i suoi figli, l’imprenditore Antonello Barbieri e il dirigente regionale Alberto Tinnirello. Il procedimento si focalizzava su un giro di tangenti pagate a funzionari regionali per ottenere la velocizzazione degli iter di rilascio delle autorizzazioni relative alla realizzazione di due impianti di biometano a Calatafimi e Francofonte. “Ho consegnato a Causarano personalmente nei miei uffici 100 mila euro in tranche da 10-12 mila euro – ha raccontato Nicastri ai pm -, denaro che secondo quanto riferitomi da Causarano avrebbe dovuto consegnare a Tinnirello”.
Il funzionario dell’assessorato Causarano ha scelto il rito abbreviato insieme con Paolo Arata e il figlio Francesco, accusati di corruzione e intestazione fittizia di beni, col dirigente regionale Alberto Tinnirello, accusato di corruzione e con l’imprenditore milanese Antonello Barbieri che è indagato per autoriciclaggio e intestazione fittizia.
L’istanza di patteggiamento per i Nicastri è stata accolta in seguito alla confessione e collaborazione di Vito Nicastri.
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