Infanzia ai tempi del Covid, dalla povertà alla scuola: il dibattito nella giornata dei diritti dei bambini 2020

Infanzia ai tempi del Covid, dalla povertà alla scuola: il dibattito nella giornata dei diritti dei bambini 2020

Com’è l’infanzia ai tempi del Covid? Sicuramente non è una passeggiata. Proprio per questo, nella Giornata mondiale dei diritti dei bambini e degli adolescenti, che si celebra ogni 20 novembre, le difficoltà legate all’emergenza sanitaria rientrano nel dibattito sulle condizioni dei più piccoli in questo momento particolarmente complesso.


Dalla scuola al divario tecnologico, fino anche al diritto alla salute e alla felicità: sono decine gli argomenti di discussione quando si parla di infanzia. Esaurirli tutti in maniera esaustiva è pressoché impossibile, ma ricordare perché la Giornata mondiale dei diritti dei bambini e degli adolescenti viene celebrata e quali sono le strade ancora da percorrere è un punto di partenza per una riflessione doverosa sul tema.

Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: cos’è e perché si celebra?

“Con la Risoluzione 836 (IX) del 14 dicembre 1954, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite raccomandò a tutti i Paesi di istituire la Giornata Universale del Bambino, da osservare come giorno di fratellanza e comprensione tra i bambini in tutto il mondo”: sono queste le parole che si leggono sulla Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel sito Onu in lingua italiana.


Fratellanza e comprensione: due parole chiave che guidano l’intera storia della cooperazione internazionale, ma che esprimono anche la natura dei più piccoli, sempre pronti a “fare rete” nella speranza di un futuro migliore.

La giornata del 20 novembre non è casuale: è stata scelta, infatti, in quanto anniversario dell’approvazione della Convenzione sui diritti dell’Infanzia da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avvenuta nel 1989.

Si tratta di un documento fondamentale nell’ambito del diritto internazionale, che ha aperto la strada a una visione del bambino non come “adulto in miniatura” ma come un individuo da tutelare“a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza” (articolo 1 della Convenzione).

Infanzia ai tempi del Covid: i più piccoli e i problemi della “convivenza” col virus

“Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale: è questo l’imperativo sancito dall’articolo 27 della Convenzione dei diritti dell’Infanzia.

Una missione che ha rivelato la sua intrinseca complessità in questo momento storico, in cui al fine di garantire il “bene supremo” della salute, ai più piccoli sono stati richiesti sacrifici che in un’infanzia spensierata non sarebbero contemplabili. Certamente non è nulla di paragonabile ai traumi subìti dai piccoli vittime di violenze in ogni angolo del mondo o cresciuti tra fame e guerra, ma la “convivenza” con il Coronavirus lascerà probabilmente il suo segno nello sviluppo individuale.

Stop (si spera temporaneo) agli abbracci, ai giochi in cortile durante la ricreazione e, in alcuni casi, anche al contesto della scuola e alle passeggiate spensierate senza mascherine. Una rinuncia non indifferente, alla quale si aggiungono problemi che toccano i più piccoli da vicino, dalla povertà all’impossibilità di accedere a strumenti e risorse. Problemi da sempre esistenti, ma che il Covid ha contribuito a rendere più complessi da affrontare, sia in termini sociali che economici.

I temi e le iniziative del 2020

La scuola può considerarsi il filo rosso di tutti i dibattiti sul Coronavirus di questo anomalo 2020: aperte o chiuse? Dopo la chiusura forzata di marzo e la (tormentata) riapertura a settembre, lo scontro aperto tra chi denuncia il rischio per i più piccoli e chi invece rassicura sulle misure preventive e rammenta l’importanza della didattica in presenza sembra non avere ancora fine.

E se le lezioni in presenza pongono delle preoccupazioni per il rischio contagi, la didattica da remoto non è da meno: tra chi non ha dimestichezza con gli strumenti tecnologici, chi non può permettersi pc e/o tablet o una buona connessione Internet (la pandemia ha senza dubbio portato alla luce problemi precedenti molto importanti in questo senso) e chi si sente in qualche misura “privato” dell’esperienza scolastica, il cambiamento in ambito scolastico ha richiesto grande capacità di adattamento e un forte intervento da parte delle autorità competenti.

Tra i temi del World Children’s Day 2020, che si svolgerà prettamente online a causa della pandemia, rientrano anche:

  • garanzia del diritto alla salute, alle cure e ai vaccini: si tratta di un diritto apparentemente scontato in Paesi con un sistema di Welfare universale, ma che è ancora un miraggio in diversi Stati, sia ricchi che poveri;
  • diritto all’istruzione: il problema principale rimane il “digital divide“, che non garantisce uguali possibilità di formazione a tutti i bambini;
  • protezione della salute fisica e mentale dei più piccoli, con particolare attenzione a violenza su minori e di genere, abuso e abbandono;
  • necessità di garantire acqua potabile e condizioni igienico-sanitarie adeguate a tutti i bambini;
  • ridurre la povertà e intervenire nelle situazioni di conflitto per garantire assistenza ai più piccoli e alle loro famiglie.

Conclusione: l’infanzia ai tempi del Covid e quanto ancora c’è da fare

Sono molti e in buona parte difficili da raggiungere gli obiettivi sopra menzionati e inclusi nel Piano per la protezione dei bambini” stilato da Unicef.

Se l’infanzia non era già garantita ovunque ed equamente in tutto il mondo prima dell’emergenza sanitaria, il Covid non ha fatto altro che incrementare il lavoro da fare e aumentare ostilità, accuse e malumori. Eppure, la situazione attuale può diventare un punto di partenza per una riflessione più profonda e una cooperazione estesa che possa garantire alle generazioni future un miglioramento della qualità di vita e la protezione necessaria al loro sviluppo armonioso.

Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay