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04.06.2026

Scandalo referti istologici a Trapani, concluso l’incidente probatorio: “Sistema privo di controlli adeguati”

di Redazione | 3 min di lettura

Depositata la perizia nell’inchiesta sui ritardi nella consegna di circa 3mila esami. Sotto indagine 19 tra medici, infermieri e operatori sanitari

Scandalo referti istologici a Trapani, concluso l’incidente probatorio: “Sistema privo di controlli adeguati”
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Si è concluso l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo dei referti istologici in ritardo all’Asp di Trapani, una vicenda che ha scosso la sanità siciliana e coinvolto centinaia di pazienti costretti ad attendere mesi prima di conoscere l’esito di esami fondamentali.

Il gip di Trapani, Massimo Corleo, ha dichiarato chiusa questa fase dell’istruttoria dopo il deposito di una corposa relazione tecnica che supera le 500 pagine.

Nel mirino non solo i ritardi

Dalla perizia emerge un quadro particolarmente critico. Secondo i consulenti nominati dal giudice, il problema non sarebbe stato rappresentato soltanto dai ritardi nella refertazione o dalla carenza di personale.

Gli esperti descrivono infatti un sistema sanitario caratterizzato da gravi carenze nei controlli, nel monitoraggio degli esami, nella comunicazione tra reparti e nella gestione dei pazienti.

Tremila referti accumulati e consegnati in ritardo

Al centro dell’inchiesta ci sono circa 3 mila referti istologici accumulati nel tempo e consegnati con ritardi che, in alcuni casi, avrebbero superato gli otto mesi.

Una situazione che avrebbe impedito a numerosi pazienti di ricevere tempestivamente una diagnosi e di accedere alle cure necessarie.

L’indagine coinvolge 19 persone, tra medici, infermieri e operatori sanitari degli ospedali di Trapani e Castelvetrano.

Il caso simbolo di Maria Cristina Gallo

La vicenda era emersa pubblicamente dopo la denuncia della docente di Mazara del Vallo Maria Cristina Gallo, divenuta il simbolo dello scandalo.

La donna aveva atteso otto mesi prima di conoscere l’esito del proprio esame istologico. Prima della sua morte, avvenuta nell’ottobre scorso, il giudice era riuscito a raccogliere la sua testimonianza nell’ambito dell’incidente probatorio.

Le conclusioni dei consulenti

Particolarmente severo il giudizio espresso dagli specialisti Paolo Procaccianti, Ivo Nardini, Lorenzo Livi e Luca Miele, autori della relazione tecnica.

Secondo i consulenti sarebbe mancato un sistema efficace di monitoraggio dello stato dei campioni e dei referti, una criticità che avrebbe determinato situazioni nelle quali i pazienti sono stati “privati del diritto fondamentale all’informazione” sul proprio stato di salute.

Responsabilità non limitate al laboratorio

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dalla perizia riguarda la possibile distribuzione delle responsabilità.

Dall’analisi dei casi esaminati emergerebbe infatti che le criticità non sarebbero riconducibili esclusivamente al laboratorio di Anatomia patologica.

I consulenti sottolineano come, in diversi episodi, sarebbe mancato anche un adeguato sistema di verifica e sollecito da parte dei reparti ospedalieri che avevano in cura i pazienti.

Scarsa coordinazione tra le strutture

La relazione punta inoltre il dito contro una insufficiente coordinazione tra i servizi di Anatomia patologica e le strutture ospedaliere, descrivendo un sistema nel quale i ritardi si sarebbero sommati all’assenza di controlli in grado di individuare tempestivamente le anomalie.

Secondo i periti, proprio questa combinazione di fattori avrebbe consentito alla situazione di assumere dimensioni sempre più gravi fino a diventare un’emergenza sanitaria.

Ora la parola alla Procura

Nei prossimi giorni il gip trasmetterà gli atti alla Procura di Trapani.

Spetterà ai magistrati valutare le conclusioni contenute nella perizia e decidere quali posizioni mantenere, quali eventuali richieste avanzare e se procedere con possibili archiviazioni o ulteriori contestazioni nell’ambito dell’inchiesta.

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