Le intercettazioni costituiscono l'ossatura dell'inchiesta e svelano i retroscena degli attentati
C’è un nuovo collaboratore di giustizia dietro l’indagine sull’escalation di attentati del racket delle estorsioni a Palermo che oggi ha portato all’esecuzione di 22 ordinanze di custodia. Si tratta di Alessio D’Agostino, finito in cella il 20 marzo 2026, che ha descritto il ruolo di rilievo assunto, nell’ambito delle dinamiche del mandamento mafioso di Tommaso Natale – San Lorenzo, dal trafficante di droga Salvatore Verga, accusato di gestire dal carcere i «picciotti» incaricati delle intimidazioni.
L’11 giugno scorso la polizia del carcere di Trani trovò due smartphone e un foglio con un elenco di attività commerciali nella cella di Salvatore Verga, considerato uno dei responsabili delle intimidazioni che da qualche tempo terrorizzano alcuni quartieri palermitani e comuni limitrofi.Per gli inquirenti il documento costituisce “l’elenco degli esercizi commerciali che Verga, pur in stato di detenzione, ha ordinato di sottoporre a pretesa estorsiva. Gli importi indicati accanto a ciascuna attività corrispondono al quantum richiesto o da richiedere“.
“Che il manoscritto – scrivono i pm palermitani nella richiesta di fermo per 11 indagati per mafia e estorsioni – rappresentasse un vero e proprio “libro mastro” delle attività estorsive riconducibili a Verga e alla sua rete criminale sul territorio, è pienamente desumibile dagli ulteriori esercizi commerciali menzionati. Tra questi figurano, infatti: la Pizzeria Ulisse, i ristoranti Delfino, Temptation, Frontemare, Brigantino e Grecale, il parcheggio Natoli e l’autonoleggio Sicily by Car” e il ristorante La Barca. Tutte attività soggette ad atti intimidatori.
Secondo quanto emerso dal fermo di 11 presunti estorsori, eseguito dai carabinieri a Palermo, è di quattrocento euro la cifra che veniva pagata a chi portava a termine, materialmente, gli atti intimidatori.
Quattrocento euro a Gian Mattia Celestino per l’incendio del distributore Eni di Capaci mentre al suo accompagnatore sono andati 100 euro, 400 euro ciascuno a Rosario Piazza e Baldassare Rizzuto per l‘incendio della sede di rivendita di auto usate della compagnia di autonoleggio Sicily by car a Villagrazia di Carini. A chi rubava un’automobile che serviva per compiere un attentato intimidatorio andavano 200 euro.
Le cifre, considerate non congrue da chi aveva svolto l’attentato, generavano discussioni nelle chat Whattsapp degli indagati, tra chi aveva dato l’incarico e chi lo aveva eseguito. Le intercettazioni costituiscono l’ossatura dell’inchiesta e svelano i retroscena degli attentati.