Sullo stato confusionale in cui ci troviamo, eccoci a chiedere lumi al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, quale esperto in crisi belliche
Eccoci ad una intervista, sullo stato di “Calda Confusione” tipo “Eruzione violenta dell’Etna”, che sta coinvolgendo mezzo mondo. Nel 2026, esiste ancora la contraddizione più dolorosa della politica internazionale: L’incapacità a fermare i conflitti e un conseguente e allarmante numero di vittime, mentre l’etica e la diplomazia vanno a farsi benedire.
Da un lato, l’autodistruzione dell’Ucraina continua in modo inesorabile e il Golfo di Hormuz, con tutti i danni causati per il blocco delle petroliere, erge a protagonista, quale condizionatore delle Borse mondiali e agli alti e bassi del Brand petrolifero; d’altro canto, L’Onu e i Tribunali internazionali non hanno nessun potere coercitivo e non esiste una polizia mondiale in grado di arginare e fermare questo giro di violenza immane e finirla con queste speculazioni internazionali che stanno mettendo a rischio l’economia mondiale e ritrovarci a un ritorno del Crollo Economico del 1929. Oramai, siamo abituati a vedere i leader mondiali che scatenano guerre, inviando truppe, navi, aerei, missili e droni, convinti di ottenere una vittoria rapida a basso costo, ma poi inizia il sostegno con la fornitura di armi al Leader di uno Stato che subisce l’attacco bellico ed ecco una lunga crisi bellica non stop, con costi di vite umane, economici e distruzioni immani.
Sullo stato confusionale in cui ci troviamo, eccoci a chiedere lumi al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, quale esperto in crisi belliche, e che ha avuto l’alto incarico di Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad “UNIFIL” presso le Nazioni Unite in New York.
“Buongiorno a lei dottore, al Direttore di Newsicilia, Dottor Sergio Regalbuto, e all’intero Staff di Redazione. Sì, purtroppo la caotica confusione in cui ci si trova, mostra lati molto oscuri, la delicata situazione di crisi internazionale, ci porta a parlare di una piaga mondiale. Si, la nostra Marina ha abbordato, a ovest di Pantelleria, una petroliera della “flotta fantasma” russa (anche se batteva bandiera del Camerun), diretta a Istanbul. L’operazione è scattata allorché il comandante della nave Toa Payoh, ha negato l’ispezione a bordo, finalizzata a chiarire la sua reale nazionalità e il carico. L’operazione, quasi di routine, si inquadra nei normali compiti che la UE assolve con il suo strumento navale, “EUNAVFOR MED IRINI” (vi partecipano 23 stati della UE) attiva dal 2020 nel Mar Mediterraneo centrale per fare rispettare l’embargo dell’ONU sulle armi verso la Libia e monitorare i traffici illeciti. L’operazione guidata dalla nave ammiraglia italiana “Paolo Thaon di Revel”, per monitorare e raccogliere informazioni sulle attività illecite, anche di quelle che la Russia svolge nel disperato tentativo di “lenire” la sua “tragica” situazione economica interna e che possano nuocere agli interessi della UE, rientra, anche, nel contesto delle sanzioni che la UE ha “imposto” alla Russia per l’invasione dell’Ucraina“.
“La situazione nel Medio Oriente. Su questo argomento mi sono già espresso in precedenti commenti. Purtroppo le mie personali considerazioni si sono, allo stato dei fatti , dimostrate abbastanza azzeccate, Il Presidente Trump si è lasciato coinvolgere in un conflitto contro l’Iran da Israele che, dopo l’attacco dei terroristi di Hamas del 7 ottobre2023, ha deciso di chiudere i conti con i nemici storici, una volta per tutte. Israele sa bene che con i nemici di sempre non c’è alcuna possibilità di dialogo. Ogni volta che si è cercata una soluzione per aprire spiragli di pace duratura, gli avversari hanno sempre, poi, alzato la posta pur di non arrivare ad un qualsiasi straccio di accordo. La storia del conflitto “israelo – palestinese” è troppo lunga e si è radicalizzata da una parte e dall’altra. Un conflitto costruito sull’odio, ormai il solco fra i due popoli appare troppo profondo per poter essere superato. Mentre nel corso degli anni Israele è riuscito a stabilire degli accordi di pace con l’Egitto (1979), con la Giordania (1994) e le intese di normalizzazione , mediate dagli USA (Accordi di Abramo – 2000), con Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan, con i palestinesi non ci sono stati altrettanti progressi a parte degli accordi di Oslo (1993-1995). I campi profughi sparsi da Gaza, al Libano, in Giordania e Cisgiordania ed in Siria, nati dopo la guerra arabo-israeliana del 1948 (la Nakba) e ampliati dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 (l’ONU riconosce ufficialmente 58 campi profughi), dove vive circa un terzo degli oltre 5 milioni di rifugiati registrati, rappresentano la base di reclutamento per i gruppi armati che nel tempo sono stati utilizzati per azioni terroristiche, non solo contro Israele. La costituzione del regime teocratico in Iran, nel 1979, ha rappresentato da subito l’elemento nuovo e destabilizzante che ha dichiarato guerra al mondo occidentale sotto la spinta di un fanatismo religioso che non conosce limiti“.
“Numerose sono le sigle dei vari gruppi armati che nel tempo si sono costituiti e si sono evoluti da movimenti di matrice prevalentemente nazionalista (attivi tra gli anni ’60 e ’80) a movimenti di ispirazione islamista e jihadista (affermatisi dagli anni ’80 a oggi), sostenuti dall’Iran, al solo scopo di colpire lo stato ebraico. Movimenti Nazionalisti (Origini – Anni ’80) Fatah / OLP: Fondata da Yasser Arafat, ha guidato la guerriglia e numerosi attentati (dirottamenti, attacchi a civili) FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina): Gruppo marxista-leninista, celebre negli anni ’70 per i dirottamenti aerei internazionali (come il dirottamento di Entebbe). Settembre Nero: Fazione clandestina nata dopo l’espulsione dell’OLP dalla Giordania nel 1970; compì il massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Movimenti Islamisti e Jihadisti Palestinesi (Anni ’80 – Oggi) Hamas (Movimento di Resistenza Islamica): Nato nel 1987 come diramazione dei Fratelli Musulmani. Ha introdotto gli attentati suicidi di massa negli anni ’90 e Duemila, ha preso il controllo di Gaza nel 2007 e ha perpetrato l’attacco del 7 ottobre 2023. Jihad Islamica Palestinese (JIP): Fondata a Gaza alla fine degli anni ’70, è una fazione oltranzista alleata e finanziata direttamente dall’Iran, focalizzata esclusivamente sulla lotta armata tramite razzi e attacchi suicidi. Brigate dei Martiri di Al-Aqsa: Rete di milizie nata nel 2000 durante la Seconda Intifada; sebbene legata formalmente alla fazione secolare di Fatah, ha adottato tattiche terroristiche e attacchi suicidi. Attori Regionali e l'”Asse della Resistenza” (Anni ’80 – Oggi) Hezbollah (Partito di Dio): Movimento sciita libanese fondato nel 1982 con il supporto dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Dotato di un arsenale militare superiore a molti eserciti regolari, attacca il nord di Israele con droni e missili guidati. Houthi (Ansar Allah): Gruppo armato sciita zaydita del Yemen. Entrato direttamente in conflitto con Israele dal 2023, lancia missili balistici a lungo raggio verso il sud del territorio israeliano e attacca le navi mercantili nel Mar Rosso. Resistenza Islamica in Iraq: Coalizione di milizie sciite irachene filo-iraniane che lancia periodicamente attacchi coordinati con droni verso obiettivi israeliani (come il porto di Eilat)“.
“L’attacco del 7 ottobre 2023 ha costituito, per le atrocità subite da Israele, il punto di svolta per una resa dei conti definitiva. Le rappresaglie israeliane nella striscia di Gaza sono apparse agli occhi del mondo esagerate, anche se questo sentire è stato incanalato con una regia che ha saputo mettere nel dimenticatoio l’attacco brutale del 7 ottobre ed esaltare l’azione israeliana contro i civili con numeri, immagini, manifestazioni a senso unico per fare apparire Israele come il male assoluto. Gli israeliani hanno più volte ribadito che nulla potrà più essere come prima del 7 ottobre 2023 e per questo hanno cercato di fronteggiare gli attacchi provenienti da Gaza, dal Libano e dallo Yemen ed hanno coinvolto gli USA nella guerra contro l’Iran, il grande manovratore e destabilizzatore nella regione“.
“Qualcosa però non è andato come ipotizzato. Uccidere la guida suprema non è stato sufficiente, perché il regime iraniano ha costruito nel tempo una struttura verticistica dominante i gangli vitali della nazione (Guardie della rivoluzione, magistratura, Forze Armate) capace di rigenerarsi e di reprimere nel sangue ogni tentativo di ribellione. Inoltre l’Iran ha costruito un arsenale di notevole dimensioni capace di esportare i suoi armamenti verso paesi e gruppi armati e anche verso la Russia per alimentare lo sforzo bellico contro l’Ucraina, ma, soprattutto, ha protetto i suoi elementi offensivi (armi e sistema nucleare) interrandoli a profondità tali da non poter essere raggiunti dai sistemi missilisti avversari. Attaccare l’ Iran solo con un sistema di “potere aereo” senza aver organizzato una rivoluzione dal basso, capace di superare la prevedibile repressione dell’apparato teocratico, a mio avviso, è stato un grave errore. Il presidente Trump, forse mal consigliato, si è pertanto, ritrovato in un pantano dal quale non riesce a tirarsi fuori“.
“Le sue dichiarazioni ora trionfalistiche poi distensive, nascondono in realtà una situazione di grave imbarazzo, non ultima quella della scarsità di mezzi sia difensivi sia offensivi. Sostenere gli alleati europei nella guerra contro la Russia attraverso il sacrificio del popolo ucraino e contemporaneamente attaccare l’Iran richiede un dispendio di mezzi che solo uno stato di guerra generale, con la trasformazione dell’industria nazionale in una industria di guerra, può sostenere. Alcune valutazioni, infatti, evidenziano che i ritmi della base industriale della difesa statunitense sono inadeguati. Per ricostituire le scorte di Patriot, THAAD e missili a lungo raggio consumate nel 2026 saranno necessari da diversi mesi a molti anni di produzione a pieno regime, lasciando gli Stati Uniti scoperti di fronte a potenziali escalation che potrebbero trovarsi a fronteggiare nel futuro. Infine, non da ultimo, le dichiarazioni trionfalistiche con cui si asseriva di aver distrutto l’arsenale bellico dell’Iran si sono dimostrate infondate per la capacità di risposta che il regime teocratico continua ad avere e per le possibili scorte che si è costruito nel tempo presso anche gruppi armati in Libano, Irak ed Yemen. La chiusura dello stretto di Hormuz nel Golfo Persico e di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, attuata e minacciata, sono un’arma in più nelle mani dei guardiani della rivoluzione (che sembrano, in questo momento, guidare le decisioni del regime iraniano) e che mettono a dura prova la capacità degli USA di continuare in questo dispendioso impegno di cui non si vede uno sbocco nel breve periodo. Quello che avevo paventato in una precedente intervista sembra apparire all’orizzonte. Israele rischia di rimanere sola a fronteggiare una situazione che, come in passato, dopo una apparente calma ritornerà a riaccendersi con sempre maggiore intensità e con sempre maggiori sofferenze per le popolazioni coinvolte“.
Grazie, Generale, per la sua più che esaustiva analisi e penso proprio che se non ci sarà presto un vertice mondiale, saranno cavoli amari per l’intero Medio Oriente e di riflesso per l’intero Occidente.