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26.06.2026

Slot, scommesse e bingo: la riforma che l’Italia rincorre da dieci anni 

di Redazione | 3 min di lettura
Slot, scommesse e bingo: la riforma che l’Italia rincorre da dieci anni 

Il governo lavora a un decreto per rimettere a gara le concessioni del gioco fisico, ma l’ennesimo rinvio è dietro l’angolo. Ne abbiamo parlato con Antonio Ginori, analista del settore iGaming.

Se ne parla da più di un decennio, e ogni volta che sembra arrivata al traguardo, la riforma del gioco fisico inciampa in un nuovo ostacolo. Le concessioni per sale scommesse, bingo e apparecchi da intrattenimento come slot e VLT sono scadute da anni e da allora si vive di proroghe tecniche. 

Ottocento controlli in dodici giorni, trentadue province coinvolte, 128 tra apparecchi e totem sequestrati, oltre cinque milioni di euro di sanzioni e 57 persone denunciate all’autorità giudiziaria. Sono i numeri dell’ultima campagna nazionale contro il gioco illegale condotta tra il 7 e il 19 aprile 2026 dal CoPReGI, il comitato interforze che riunisce Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Rispetto alla campagna dell’anno precedente gli interventi sono passati da 618 a 797, le violazioni amministrative sono cresciute del 33,8% e le denunce penali sono aumentate quasi del 24%. Un rafforzamento dei controlli che, secondo gli addetti ai lavori, fotografa un fenomeno tutt’altro che marginale e che abbiamo commentato con Antonio Ginori di Slot-Mania

Ginori, perché una riforma attesa da così tanto tempo fatica ancora a vedere la luce?

Il tema di fondo è politico più che tecnico. Il riordino del gioco online, quello sì, è stato completato: dal 13 novembre 2025 il mercato a distanza ha un quadro nuovo, con 46 operatori e 52 concessioni assegnate. Sul fisico, invece, pesa il nodo delle distanze dai luoghi sensibili, che chiama in causa le competenze regionali. Ogni volta che il testo si avvicina al Consiglio dei ministri, quel nodo torna a bloccare tutto“.

Cosa rischia l’Italia se continua a rinviare?

Il rischio più immediato è una procedura d’infrazione europea. Bruxelles contesta da anni l’assenza di gare pubbliche per il rinnovo delle concessioni, e ogni proroga tecnica indebolisce la posizione italiana. C’è poi un costo economico diretto, perché le stime circolate insieme alla bozza di decreto parlavano di oltre due miliardi di euro di introiti potenziali dalle nuove gare per scommesse, bingo e apparecchi, a cui si aggiungerebbero circa 2,3 miliardi dal rinnovo della concessione del Lotto“.

E per gli operatori del settore cosa cambia, nel frattempo?

Vivono in un limbo che dura da troppo tempo. Senza gare, senza una data certa, gli investimenti restano fermi. Ho parlato con esponenti di diversi operatori che mi confermano la stessa cosa: quando non sai se tra un anno avrai ancora la licenza, non spendi in tecnologia, non assumi, non rinnovi le sale. È un settore che si autolimita per l’incertezza normativa, non per mancanza di prospettive di mercato“.

C’è un aspetto della bozza che la convince particolarmente?

Il concetto di ‘distanza giuridica’, citato di recente anche dal vicepresidente di AGIC Riccardo Maggi. Se si dovessero aprire nuovi punti vendita senza una revisione delle regole sulle distanze, si finirebbe per collocarli in zone periferiche e commercialmente poco sostenibili. L’idea di un protocollo di certificazione definito da ADM, che permetta ai punti vendita di adeguarsi in modo strutturato, mi sembra un compromesso più maturo della rigidità attuale“.

Un rinvio, alla fine, conviene a qualcuno?

Nel breve termine forse agli operatori già presenti sul mercato, che continuano a operare in proroga senza dover affrontare una gara. Ma sul medio periodo l’incertezza normativa è un problema per tutti, perché lascia spazio a chi opera fuori dalle regole. È un’osservazione che ho sentito ripetere più volte anche da chi lavora nel contrasto al sommerso: dove non arriva la legalità organizzata, prima o poi arriva qualcos’altro“.

La partita, insomma, resta apertissima. Nei prossimi mesi capiremo se il governo troverà la quadra sul distanziometro o se il settore del gioco fisico dovrà accontentarsi, ancora una volta, di una proroga tecnica in attesa di tempi migliori.

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