LAMPEDUSA – Sono andate avanti senza sosta le ricerche dei 20 dispersi, tra cui 5 donne e 3 bambini, nelle acque antistanti a Lampedusa.
Nessun cadavere è stato, al momento, ritrovato.
I sette naufraghi, fra cui il bimbo siriano di 8 anni, sono in corso di trasferimento dall’hotspot di contrada Imbriacola al porto di Lampedusa per lasciare l’isola diretti a Porto Empedocle con il traghetto di linea per poi essere portati in un altro posto ancora non stabilito.
Con il passare delle ore diventano sempre più chiare le ricostruzioni di quanto accaduto al barchino arrivato ieri a Lampedusa con sette migranti a bordo che hanno parlato di circa 20 dispersi che sarebbero caduti in mare, secondo successive ricostruzioni, a circa 20 miglia dalle coste libiche, quindi in area Sar libica o maltese.
Il barchino era salpato, da Zuwara in Libia, alle 22 di lunedì, è giunto fino a Lampedusa con i 7 migranti superstiti al naufragio – fra cui il bimbo siriano di 8 anni – ed è stato agganciato, sotto costa, dalla motovedetta della Guardia di Finanza.
Sono complessivamente 237, sui 397 ospiti della struttura d’accoglienza, i migranti che verranno imbarcati sul traghetto di linea per Porto Empedocle. A disporre l’immediato spostamento del bimbo sopravvissuto al naufragio del barchino partito da Zuwara in Libia è stata la Procura del tribunale dei minorenni di Palermo.
Il piccolo, ieri sera, dopo l’arrivo in hotspot, è stato messo in contatto, con una videochiamata, con il papà che vive e lavora in Germania.
Un barchino è naufragato il 31 dicembre sotto costa a Lampedusa, in provincia di Agrigento.
Sette migranti, fra cui un bambino di 8 anni, sono stati recuperati dalla motovedetta V1104 della Guardia di Finanza.
Venti le persone, fra cui 5 donne e 3 bambini, che sarebbero disperse. Tutti i sopravvissuti sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola, sono provati, ma stanno bene.
Sono due uomini della Siria, un bambino siriano di 8 anni, due sudanesi e due egiziani. Il piccolo viaggiava con la mamma che, al momento, risulta dispersa.
A salvarlo, tenendolo stretto quando il barchino è naufragato, è stato un parente. Madre e figlio si erano imbarcate dalla Libia per raggiungere la Sicilia e cercare d’arrivare poi in Germania.
Era questa la loro destinazione finale perché in quel paese vive il papà del bimbo di 8 anni che ha visto scomparire fra le onde la mamma. A ricostruire la tragedia familiare, subito dopo l’arrivo nell’hotspot di Lampedusa, è stato il parente che ha salvato il bimbo mentre il barchino colava a picco.
Da Lampedusa, grazie alla Croce Rossa e ai poliziotti presenti nella struttura, il piccino ha potuto mettersi in contatto con il papà: fra i due – hanno riferito alcuni testimoni – c’è stata una videochiamata toccante.
La Procura del tribunale per i minorenni di Palermo ha disposto che il piccino rimanga una notte a Lampedusa, in un ambiente protetto, assieme al familiare. Poi dovrebbe essere trasferito con il traghetto di linea.
Le motovedette di Guardia Costiera e Guardia di Finanza stanno scandagliando tutta l’area, antistante la costa di Lampedusa, dove si sarebbe inabissato il barchino. Nonostante sia ormai buio, si sta cercando di fare in fretta, sperando di trovare qualche naufrago ancora in vita.
“Non sono riusciti a toccare terra. Sapere che questi poveretti c’erano quasi, ma non sono riusciti ad arrivare fa ancora più impressione. Spero tanto, lo dico ogni volta, ma in concomitanza con la fine dell’anno è una speranza fortissima, che questa tragedia sia davvero l’ultima“.
Lo ha detto il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino.
Dopo che il barchino di vetroresina di 6 metri è salpato, alle 2 circa ha iniziato a imbarcare acqua. Fra le 2,30 e le 3, l’agitazione delle 27 persone a bordo è diventata panico.
“Non si è capito più niente, eravamo tutti terrorizzati. La barca si è inclinata e molti sono caduti in acqua“, hanno ricostruito i migranti.
“Ci siamo allontanati velocemente perché c’era un fortissimo vento e una forte corrente del mare“, prosegue.
Un altro naufragio di migranti si era verificato al largo della Tunisia. Due tunisini, un bambino di cinque anni e un adulto, sono morti e altri 17 sono stati salvati.
La Guardia nazionale tunisina ha arrestato quattro persone, sospettate di essere coinvolte nel trasporto di migranti e nell’organizzazione di traversate clandestine.
Sono 278, fra cui i 7 sopravvissuti al naufragio di ieri, i migranti arrivati nelle ultime ore a Lampedusa. A loro si aggiungono i 46 bengalesi, egiziani e pakistani sbarcati nel tardo pomeriggio di ieri a Linosa e già trasferiti sulla maggiore delle isole Pelagie dalle motovedette della Guardia di Finanza e dei carabinieri.
Quattro natanti – con a bordo 36 (3 donne), 63, 39 e 61 egiziani, pakistani, siriani, palestinesi, sudanesi ed etiopi – sono stati agganciati e soccorsi al largo dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Settantadue bengalesi, marocchini ed egiziani sono invece riusciti ad arrivare direttamente sulla spiaggia dell’Isola dei Conigli e sono stati bloccati dai militari delle Fiamme gialle.
I sette migranti che sono riusciti ad arrivare, martedì pomeriggio, a Lampedusa dopo che il barchino sul quale viaggiavano si è inclinato a circa 20 miglia dalle coste libiche e ha fatto finire in mare 20 compagni di viaggio, sono stati alloggiati in un Cas di Agrigento.
Dopo il trasferimento dall’hotspot della maggiore delle isole Pelagie, dove hanno trascorso soltanto una notte, e l’arrivo ieri sera, con il traghetto di linea a Porto Empedocle, sono stati condotti in un centro d’accoglienza straordinaria della città dei Templi.